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La Giovine Italia in concerto
La “meglio gioventù” musicale italiana, tra grande repertorio classico e nuovi scenari della contemporaneità, è protagonista della rassegna concertistica Musica a Villa Necchi, organizzata dalla Società del Quartetto di Milano in collaborazione con il FAI
Info: Musica a Villa Necchi
Milano, 15 ottobre 2026 - Quattro concerti di formazioni giovanili, i cui programmi spaziano dai grandi classici alla contemporaneità, con alcune prime esecuzioni assolute, nel tempio dell’architettura modernista a Milano, Villa Necchi Campiglio: dal 17 ottobre al 28 novembre una nuova edizione del progetto Musica a Villa Necchi, organizzato dalla Società del Quartetto di Milano in collaborazione con il FAI accende i riflettori sulla “giovine Italia” musicale - da cui il titolo della rassegna - ovvero sui talenti musicali che vanno distinguendosi nel panorama concertistico nazionale, e di cui l'istituzione vuole farsi garante.
Nata nel 2017, la rassegna musicale, che si tiene nella spigliata cornice dell’ex campo da tennis della villa disegnata da Piero Portaluppi, attira l’attenzione sugli interpreti musicali alle prese, per lunghi, al processo di stabilizzazione della propria carriera. I concerti, che si tengono di sabato alle 17.30, si rivolgono tanto al pubblico delle grande sale da concerto, quanto ai giovani spettatori, spesso coetanei dei musicisti in scena, che dedicano loro programmi musicali che da Bach, passando attraverso i secoli della grande musica europea, si affacciano alla moltitudine di linguaggi della contemporaneità.
Quattro appuntamenti, quattro formazioni e quattro modi diversi di confrontarsi con la tradizione musicale: il pianoforte solista di Elia Cecino, il dialogo tra violino, clarinetto ed elettronica di Riccardo Acciarino e Giulio Casagrande, il classico duo violino e pianoforte di Yuki Serino e Leonardo Pierdomenico e, infine, il Trio David (Gloria Santarelli, violino, Chiara Mazzocchi, viola, Tommaso Castellano, violoncello) con il flautista Emanuele Orsini. Un percorso che attraversa i secoli, da Bach, a Mozart, al meno noto Ferdinand Ries (allievo di Beethoven), a Schubert, Brahms, Čajkovskij, Bartók e arriva a Debussy, Piazzolla, Fabio Vacchi, fino ai paladini dell'elettronica, con Steve Reich e Michael Lowenstern, e con un’incursione nella tradizione microtonale indiana dei Raag.
Gli spettatori in possesso del biglietto possono visitare gratuitamente la Villa, il giorno stesso del concerto o in altra data, entro il 30 gennaio 2027. Per accedere è obbligatoria la prenotazione.
Il primo appuntamento, sabato 17 ottobre, è affidato a Elia Cecino, pianista classe 2001 che negli ultimi anni ha costruito una significativa carriera internazionale attraverso la partecipazione a importanti concorsi e concerti in Europa, Stati Uniti e Israele. Tra i riconoscimenti ottenuti figurano il primo premio al Concorso Iturbi di Valencia e affermazioni in competizioni internazionali a New Orleans, Manchester e Lleida, oltre al premio ottenuto al Concorso Arthur Rubinstein di Tel Aviv.
Il suo programma parte da Johann Sebastian Bach, con la Toccata in sol minore BWV 915, e arriva al pieno Ottocento con le monumentali Variazioni e Fuga su un tema di Händel op. 24 di Johannes Brahms. Nel mezzo, la modernità di Claude Debussy, rappresentata da Pour le piano, e quella contemporanea di Fabio Vacchi, del quale Cecino eseguirà in prima assoluta le Sei Bagatelles. Composta nel 1861 e dedicata a Clara Schumann, l'op. 24 di Brahms è una delle grandi opere della letteratura pianistica ottocentesca: 25 variazioni e una fuga sviluppate a partire da un tema tratto da Händel. Il compositore trasforma progressivamente il materiale originario, alternando virtuosismo, densità contrappuntistica e una straordinaria varietà di caratteri. Con Pour le piano, pubblicato nel 1901, Debussy inaugura invece una nuova concezione del pianoforte, nel quale ritmo, armonia e soprattutto colore sonoro diventano elementi strutturali della composizione. La raccolta comprende Prélude, Sarabande e Toccata, tre pagine molto diverse ma unite da una ricerca timbrica che avrebbe influenzato profondamente la musica del Novecento. Le nuove Sei Bagatelles di Fabio Vacchi presentate per la prima volta a Villa Necchi, portano infine il pubblico nel presente: un'occasione per ascoltare in prima assoluta la nuova opera di uno dei principali compositori italiani contemporanei.
Sabato 31 ottobre, sempre alle 17.30, il percorso cambia radicalmente prospettiva. Riccardo Acciarino, clarinetti ed elettronica, e Giulio Casagrande, violino, propongono un percorso lungo il quale il repertorio classico incontra la musica popolare, il minimalismo, la sperimentazione elettronica e, con essa, nuove forme di ascolto. Acciarino è un interprete particolarmente attivo nel panorama della nuova musica: diplomato al Conservatorio di Milano, ha approfondito il repertorio per clarinetto basso contemporaneo anche presso l'International Ensemble Modern Academy di Francoforte, collaborando con importanti ensemble e istituzioni musicali europee. L'apertura della serata è affidata alle Danze rumene di Béla Bartók, nella trascrizione per violino e clarinetto, composte nel 1915 a partire da melodie raccolte dal compositore e musicologo ungherese in Transilvania, emblematiche di una delle caratteristiche più originali della poetica bartókiana: trasformare materiali della musica tradizionale in composizioni d'autore senza cancellarne l'energia ritmica e la specificità melodica. Segue Libertango di Astor Piazzolla, uno dei titoli più celebri della produzione del compositore argentino, esempio della sua personale trasformazione del tango in un linguaggio capace di dialogare con la musica colta contemporanea. Il cuore più sperimentale del concerto è affidato a Steve Reich, con Clapping Music e New York Counterpoint. Nel primo, un brano del 1972, due esecutori partono dallo stesso modello ritmico e, attraverso lo spostamento progressivo di una delle parti, generano nuove combinazioni ritmiche senza introdurre nuovo materiale. In New York Counterpoint, composta nel 1985, il clarinetto solista dialoga invece con un ensemble di clarinetti registrati, creando una trama polifonica nella quale la tecnologia diventa parte integrante della scrittura musicale. Il programma comprende inoltre un brano improntato al linguaggio dei raag microtonali indiani, in una elaborazione esteporanea per clarinetto ed elettronica, Drift di Michael Lowenstern, compositore e interprete che ha fatto del clarinetto basso e delle sue possibilità elettroniche uno degli elementi centrali della propria ricerca, e la tradizionale Ani Ole per violino e clarinetto.
Il 21 novembre saranno Yuki Serino e Leonardo Pierdomenico a portare a Villa Necchi il grande repertorio per violino e pianoforte. Serino, nata a Roma nel 2006, ha iniziato lo studio del violino a soli due anni e ha sviluppato precocemente un'intensa attività internazionale. Ha studiato presso il Pre-College dell'Università Mozarteum di Salisburgo e con docenti quali Giuliano Carmignola, Pierre Amoyal e Georg Egger. Nel 2024 ha conquistato il primo premio al Concorso Internazionale Città di Cremona, esibendosi successivamente con lo Stradivari “Cremonese” del 1715. Pierdomenico, vincitore del Premio Venezia a 18 anni e premiato al Van Cliburn International Piano Competition, ha suonato in importanti sale e con orchestre italiane e internazionali, ottenendo riconoscimenti anche dalla stampa specializzata internazionale. Il programma parte da Mozart, con la Sonata K 378 in si bemolle maggiore, una pagina nella quale il rapporto fra violino e pianoforte è già quello di un vero dialogo cameristico, ben lontano dal semplice accompagnamento del pianoforte alla parte solistica. Souvenir d'un lieu cher op. 42 di Čajkovskij introduce quindi una dimensione più intima e lirica. Il trittico, composto nel 1878, comprende Méditation, Scherzo e Mélodie e nasce nello stesso periodo del Concerto per violino. È una delle opere nelle quali il compositore russo combina più felicemente virtuosismo e cantabilità. Chiude la serata la Sonata in la maggiore D 574 “Gran Duo” di Franz Schubert, composta nel 1817. Il titolo con cui è comunemente conosciuta sottolinea il carattere particolarmente ampio e concertante della parte pianistica: una pagina nella quale i due strumenti condividono protagonismo e responsabilità espressiva.
La rassegna si conclude sabato 28 novembre con il Trio David, formato da Gloria Santarelli, violino, Chiara Mazzocchi, viola, e Tommaso Castellano, violoncello, insieme al flautista Emanuele Orsini. Nato nel 2020, il Trio David ha costruito il proprio percorso attorno alla valorizzazione del repertorio per trio d'archi, esibendosi in importanti stagioni e festival italiani e internazionali. La collaborazione con Emanuele Orsini permette di affrontare tre pagine dedicate alla formazione del flauto con trio d'archi, due di Mozart e una di Ferdinand Ries. Il Quartetto in re maggiore K 285 di Mozart, composto a Mannheim nel 1777, è uno dei lavori più celebri scritti dal compositore per questa formazione. La brillantezza del flauto si integra con un quartetto d'archi trattato con una raffinatezza cameristica che rende l'opera molto più di un semplice pezzo virtuosistico. Il secondo Mozart in programma è il Quartetto in do maggiore K 285b, che comprende un Allegro e un Andantino con variazioni. Il confronto con il K 285 consente di cogliere la varietà con cui Mozart affronta la stessa combinazione strumentale. Completa il programma il Quartetto in re minore WoO 35 n. 1 di Ferdinand Ries, allievo di Beethoven e autore di un ampio catalogo cameristico. Composto nel 1826, il quartetto appartiene alla stagione del primo Romanticismo e offre così un ideale passaggio fra l'equilibrio formale settecentesco e le più articolate esigenze espressive dell'Ottocento.
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