INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Giuseppe Nese
Giuseppe Nese, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il Covid - 19 è stato uno tsunami che ha sconvolto profondamente le nostre abitudini, i nostri progetti e soprattutto ci ha costretti a guardare il futuro da una prospettiva diversa. Lo smart working, in cui siamo stati catapultati nel giro di poche ore, si è rivelato una terapia molto proficua per superare l’ansia da reclusione a cui siamo stati obbligati. La pandemia, mentre da un lato ha rallentato i nostri ritmi quotidiani costringendoci a riflettere sulle nostre esistenze, dall’altro ci ha fatto ritrovare il senso della famiglia, dello stare e soprattutto fare le cose insieme. Ci siamo scoperti cuochi, imbianchini, idraulici, etc. Il tutto per cercare di esorcizzare la serenità messa a dura prova dalle immagini e le notizie che ci giungevano dalla televisione. Sul piano musicale, oltre a cercare di raccogliere i brandelli di tutto ciò che la pandemia ha spazzato via con violenza (concerti, concorsi, stagioni musicali, etc), il tempo l’ho trascorso prevalentemente con i miei allievi del Conservatorio di Trapani con cui mi collegavo quotidianamente facendo lunghi cicli di lezioni. La didattica a distanza, forse è meglio dire di emergenza, non potrà mai sostituire una lezione in presenza per tutta una serie di implicazioni psicofisiche, ma ha assunto un ruolo fondamentale nella gestione di questa crisi e sicuramente aprirà nuove prospettive future. Essa non è servita soltanto a far continuare il percorso formativo degli studenti (con tutti i limiti del mezzo tecnologico non ancora perfettamente idoneo allo scopo), ma ha svolto un’importante funzione sociale mantenendo vivo il rapporto con il mondo circostante di ognuno di noi.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Per le esecuzioni in streaming mi sto equipaggiando, ho appena comprato una video camera con alta definizione video ed alta risoluzione audio, ma per ora l’ho usata solo per i video musicali dei miei figli. Ho fatto solo qualche registrazione per uso personale, ma sicuramente in futuro ci saranno occasioni per sperimentare questa funzione.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo che questa pandemia abbia rafforzato il rapporto del pubblico con la musica ed il rito del concerto. Il valore e l’importanza della musica si assapora molto di più rispetto al pre-lockdown proprio per il fatto che la privazione coatta degli eventi ne ha aumentato il desiderio. Io ho fatto il primo concerto post-covid a Modena il 21 giugno scorso incontrando un pubblico che, nonostante tutte le procedure di sicurezza (misurazione della febbre, identificazione, distanziamento e soprattutto mascherina per oltre un’ora) ha partecipato numeroso e con entusiasmo all’evento che apriva la nuova stagione. Un pubblico “assetato” di musica che ha vissuto l’evento come una sorta di liberazione e voglia di tornare alla vita di sempre, dando maggior valore ad essa ed alle emozioni che un concerto suscita.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Io penso ed auspico che il futuro per i giovani sia migliore. Le opportunità di crescita di oggi sono stratosferiche rispetto a qualche anno fa. La globalizzazione, internet, i vari progetti Erasmus, nonché i Campus Internazionali e festival, danno una spinta enorme allo scambio culturale ed allo sviluppo di conoscenze. I giovani nuovi musicisti non guardano più il proprio futuro professionale strettamente legato al loro luogo d’origine o al massimo alla loro nazione, bensì vedono la loro professione in un’ottica Europea e mondiale. Quindi le opportunità di realizzazione sono infinitamente superiori per i giovani interpreti. Inoltre ci sono una serie di iniziative delle associazioni musicali italiane che danno particolare spazio ai giovani con particolari doti artistiche.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Al pubblico dobbiamo solo dire grazie! Senza di essi noi non potremmo vivere. Credo che questo momento storico ci restituisca un pubblico più consapevole del ruolo culturale e sociale che ricopre la musica. La voglia di vivere di ognuno di noi darà maggior slancio a tutto il settore musicale aumentando la partecipazione e facendo amare di più i concerti.

© Cidim