INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Simona Pittau
Simona Pittau, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Durante questi ultimi mesi ho cercato di “ottimizzare” il tempo delle lunghe giornate trascorse in casa. Inizialmente sono stata ben contenta di poter investire tutto il tempo che desideravo nello studio del flauto ed ho dunque focalizzato maggiormente l’attenzione sulla tecnica dello strumento. Durante la seconda fase mi sono dedicata allo studio del repertorio ed assieme al mio collega abbiamo creato un Duo Flauto e Pianoforte. Ho iniziato a suonare la chitarra seguendo un corso trimestrale online, e nelle ultime settimane ho iniziato un percorso di studio della musica Jazz ed improvvisazione.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non dispongo di mezzi professionali per le registrazioni in casa, quindi non sono stata molto entusiasta di dovermi approcciare a questa nuova realtà. Tuttavia ho fatto delle registrazioni con i miei colleghi dell’orchestra per un quintetto di flauti, ed ho inciso un brano che mi è stato dedicato da una compositrice che poi ci ha lasciato proprio durante la pandemia.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Sto assistendo alla ripresa musicale a Vienna. Le sale per ora possono accogliere per legge solo fino a 250 persone, dunque stiamo suonando dei concerti brevi della durata di una ora, e ripetiamo lo stesso programma due volte nell’arco della serata. Sicuramente è una situazione strana, ma anche epocale, storica. Non si può nascondere che ci siano anche dei risvolti che potrebbero durare per molto più tempo di quanto immaginiamo, come per esempio: più spazio tra musicisti e quindi l'ampliamento dei palcoscenici e delle buche, leggii ad uso singolo per gli archi, utilizzo di nuove tecnologie a supporto della musica dal vivo, trasmissione per vie digitali di concerti etc. Sono convinta che assisteremo a tanti altri piccoli cambiamenti, ma per ora è difficile esprimere con certezza cosa cambierà effettivamente e cosa resterà invariato.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
La musica,l’arte, sono la terza parte dell’automaticità del respiro. In quanto esseri umani avremo sempre bisogno di esprimerci, che sia utilizzando la parola o il suono, i colori o le forme. L’arte non sarà bloccata da una pandemia, anzi! Credo di essere più convinta del contrario. Probabilmente questo momento di crisi ha stimolato molti artisti alla creazione di nuovissime forme di espressione, anche più personalizzate rispetto al passato, come per esempio tutta la produzione "home made" di video musicali meravigliosi che ho visto su tantissime pagine dei social. Capisco che in questo momento ci si possa demoralizzare pensando al futuro, ma se la passione ed il bisogno di esprimersi è ben radicato, prima o poi si trova il canale giusto per poterlo portare fuori e sapersi creare il proprio spazio nel mondo. Auguro ai giovani di non perdere la grinta e la tenacia che rappresenta la loro età, ma piuttosto mi auguro che la mettano al servizio della ideazione di un nuovo "mondo dell’arte".
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Il pubblico è importante quanto chi sta sul palco ad esibirsi, l’energia che può trasmettere un applauso è pari all’energia che trasmette l’esecuzione di una sinfonia. L’attenzione di chi ascolta con intensità, crea la magia giusta affinchè un esecutore possa portare fuori la parte più intima del suo racconto sonoro. In sostanza: “abbiamo bisogno del nostro pubblico”. E credo che dopo questa lunga pausa, anche il pubblico abbia bisogno di noi. Quindi sono ottimista e credo che con le dovute misure di sicurezza la voglia di tornare in sale e teatri sarà ancora maggiore.

© Cidim