INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Edoardo Silvi
Edoardo Silvi, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Ho passato tutto il periodo del lockdown a Salisburgo, nel silenzio a volte quasi assordante della mia camera, e ho capito che il silenzio è il suono migliore che esista, e la condizione primaria affinché possa nascere l arte. Durante questo periodo ogni giorno, cominciando a studiare, ho avvertito una sensazione di benessere e tranquillità, e ho provato a sfruttare questa immobilità globale per cercare di avvicinarmi il più possibile all essenza della musica e della bellezza in generale. Ho capito che la musica è una delle vie maestre che conduce alla libertà
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
No, non ho proposto nessuna esecuzione streaming per vari ordini di motivi, primo fra tutti è il cambiamento di sostanza del suono registrato rispetto al suono vivo, è una cosa assolutamente insopportabile per me. Il suono e la musica sono fruibili solamente dal vivo, in quanto il suono dal vivo è vivo, mentre quello registrato è costretto a rimanere in uno stadio intermedio fra la vita e la morte. Peraltro  credo che basare ed educare il nostro orecchio su suoni registrati sia una pratica assolutamente sbagliata, poiché impariamo a reagire ad una cosa che effettivamente non esiste e questa prassi, a mio avviso, ci sta conducendo ad una disumanizzazione del modo di fruire  e vivere la musica.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Sono certo che prima o poi si tornerà a fruire in maniera normale della musica e dei concerti, e quel giorno sarà un gran bel giorno.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Il futuro, un tempo che possiamo immaginare in infiniti modi diversi.  Chiaramente il concetto di futuro porta con sé il concetto di prospettiva,  e ad essere sinceri, queste prospettive non erano poi così felici nemmeno prima della pandemia, almeno in Italia. Impossibile in ogni caso parlare del furuto, a meno che non si voglia parlare delle connessioni fra il futuro ed il nostro presente, invece così profondamente tangibile. Certamente noi giovani possiamo e dobbiamo impegnarci nel presente, cercando così di creare delle prospettive che altrimenti non sarebbero nemmeno auspicabili.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Non andate ai concerti,  VIVETE i concerti, poiché la musica, se vissuta, nobilita l'anima e ci innalza ad un livello superiore di esistenza

© Cidim