INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Ylenia Cimino
Ylenia Cimino, Flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Per quanto riguarda la musica, ho cercato di sfruttare al meglio questo lungo periodo, mantenendo sempre lo stesso ritmo nello studio, perfezionando il repertorio e ampliandolo in vista anche di concerti e progetti futuri. Nel mese di marzo, poi, durante il lockdown, ho preso servizio come docente di flauto al Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza e nello stesso periodo mi è stato anche riconfermato un contratto di collaborazione, che porto avanti già da quattro anni, presso la sede decentrata di Vallo della Lucania del Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno. Quindi le mie giornate sono state e continuano ad essere molto occupate anche dalla didattica a distanza. Per quanto riguarda la sfera personale, ho avuto la fortuna di passare la quarantena insieme alla mia famiglia e di avere ancora più tempo da dedicare alle mie due più grandi passioni oltre alla musica, ovvero il cinema e la lettura.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ho preso parte ad alcuni video realizzati dall’Associazione Flautisti Italiani in collaborazione con il CIDIM e ad un progetto sponsorizzato dalla Regione Campania per la promozione dell’arte e del territorio. Personalmente, io ho condiviso una piccola trascrizione, insieme a mio padre che mi accompagna al pianoforte, del secondo tempo del Concerto n°1 in Do Maggiore di Haydn per violoncello e orchestra.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
È chiaro che la pandemia ha già stravolto il rapporto tra musicisti e pubblico. Di certo tutto sarà ripensato in modo tale da mettere in primo piano la salute e la sicurezza. Poco ma sicuro, però, è che video e registrazioni, anche se indispensabili per la diffusione degli eventi musicali, non potranno mai sostituirsi alla magia di un concerto dal vivo
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
La situazione per noi giovani che ci occupiamo di musica era già molto difficile prima del Covid -19. Infatti in Italia la figura professionale del musicista non è giustamente considerata, anche perché spesso riconosciuta, nell’immaginario collettivo, solo come un’aspirazione velleitaria. A mio avviso lo Stato, anche in sinergia con i privati, dovrebbe investire molto di più nella musica dal vivo e sulle produzioni musicali di qualità, dando uno spazio maggiore soprattutto ai giovani interpreti e ai giovani compositori. Il virus ha messo in luce in modo più evidente l’importanza di ricollocare la musica in una posizione centrale nella nostra società, quindi credo che sia arrivato il momento di agire in modo concreto e dare più dignità e sostegno ai musicisti e di conseguenza al pubblico appassionato. Senza investimenti importanti e serie programmazioni, il settore, purtroppo, rimarrà sempre in crisi.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Questa non è stata l’unica emergenza nella storia dell’umanità e la musica, essendo la più spirituale tra le arti, ha avuto sempre un ruolo centrale, come compagna, come rimedio e anche come supporto per affrontare le avversità. Sicuramente il pubblico ritornerà ai concerti dal vivo con la consapevolezza, ora più che mai, di essere parte integrante e fondamentale di esso e di occupare nuovamente il ruolo che gli compete: coprotagonista insieme alla musica e ai musicisti.

© Cidim