INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Matteo Sampaolo
Matteo Sampaolo, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
In primis ho cercato di non farmi prendere dal panico a fronte di una situazione sanitaria che a marzo scorso appariva drammatica. Poi ho dedicato il periodo di arresto forzato dall’attività professionale alla cura della mente e del corpo; la lettura, l’ascolto di musica, il movimento e il mangiare bene sono attività che con i ritmi pre-pandemia spesso ero costretto a trascurare. Dal punto di vista musicale ho cercato di prendermi tutto il tempo necessario per lavorare con calma; partendo dai classici esercizi tecnici ho affrontato poi anche libri di studi che non conoscevo. Poi ho lavorato di fantasia, immaginandomi di volta in volta dei programmi di concerto con repertori mai affrontati che per puro divertimento studiavo ed “eseguivo” per me stesso.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Diciamo che più che altro ho risposto a tutti coloro che chiedevano un mio contributo. La mia indole non è particolarmente propensa al social networking e non disponendo neanche di attrezzatura adeguata non sarei riuscito ad offrire un prodotto che mi avrebbe soddisfatto. Però ho accettato di buon grado ogni proposta e ho registrato alcuni video tra i quali uno era destinato ad un’associazione di Montreal, un altro è diventato un collage con amici e colleghi ex-Euyo, mentre altri sono delle piccole lezioni di approccio alla scuola Dentro Il Suono fondata da Giampaolo Pretto.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Sicuramente torneremo a vivere la musica con sale piene e palcoscenici affollati ma ci vorrà tempo, non credo che l’umanità sia disposta a perdere il privilegio di ascoltare, ad esempio, la seconda di Mahler o Aida. Per ora la riapertura ci impone distanze tra musicisti e platee ridotte, ma in periodi di crisi fioriscono le idee. Penso che in questa fase transitoria vedremo una maggiore attenzione alla musica da camera in tutte le sue accezioni, la possibilità di ripensare i luoghi abituali e magari trovarne di nuovi soprattutto con la bella stagione, forse vivremo anche un cambio di abitudini negli orari dei concerti e immagino che ci sarà nuova musica scritta appositamente per il momento. Intanto scrivo queste righe dopo una Eroica di Beethoven carica di emozioni e di speranze suonata a Firenze.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Spero di rientrare ancora nella categoria e con convinzione dico che dovremo dare sempre di più il meglio di noi. Sia in termini di qualità artistica che per quanto riguarda la condivisione di idee e di energie dedicate al mestiere dell’arte. Ne abbiamo la forza, ma dovremo anche essere supportati.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Sono certo di rivedervi presto e sono certo che continuerete a stare al fianco degli artisti con la vostra presenza nei luoghi dove si fa musica e diffondendo insieme a noi il messaggio che la musica è vita.

© Cidim