INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Marco Salvio
Marco Salvio, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Dal punto di vista musicale durante la quarantena ho potuto riprendere lo studio di vecchie partiture, lavorare nuovi brani, e scegliere materiale da sottoporre ai miei studenti (ai quali ho cercato di garantire regolarità nella difficile fase della didattica a distanza); ho preparato alcuni progetti musicali sui quali mi vorrei concentrare nelle prossime settimane, come ad esempio la revisione del mio completamento della sonata di J.S. Bach in La Maggiore BWV 1032 che avevo a suo tempo scritto come lavoro finale negli anni di studio al Conservatorio di Ginevra. Dal punto di vista personale, dopo il lockdown ho avuto modo di riprendere ad usare una vecchia fotocamera analogica che avevo acquistato qualche mese fa, ritrovando la gioia di uscire di casa anche per il solo piacere anche di scattare foto, ritirando finalmente dei rullini che avevo portato a sviluppare…a inizio Marzo!
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
No, non me la sono sentita. Un po’ perché ho preferito dedicarmi alla ricerca personale, un po’ perché ritengo che nel linguaggio artistico (e non solo) la comunicazione possa aver luogo solo se il cerchio “artista (creatore) - interprete - fruitore” viene chiuso; ogni artista crea anche in funzione del proprio pubblico (che nel caso delle arti “non performative" è anche interprete), cercando ad esempio di emozionarlo o di provocarlo, comunque spingendolo ad una riflessione. Quello che mi ha spinto a non proporre esecuzioni in streaming è stata l’impressione (magari sbagliata!) di un mondo dei social web che non fosse ancora pronto a sostituire la tensione di un concerto con quella di una esecuzione in streaming, in virtù della velocità che caratterizza il nostro modo di fruire di questo mezzo: l’esecuzione in streaming, da casa e senza pubblico, rischiava quindi di aumentare il bisogno di “esserci a tutti i costi”, del quale siamo tutti più o meno vittime, già in tempi non così difficili! Diverso è stato il caso di chi - spinto dalle necessità di questa contingenza - è riuscito a mostrare nuovi modi di parlare di musica: c’è chi ha creato dei “diari di studio”, chi ha inventato veri e propri format, chi proponendo esecuzioni in streaming ha comunque migliorato la capacità di dialogare col proprio pubblico; ecco, in questi casi, trovo che la crisi si sia trasformata in un’occasione per progettare più o meno consapevolmente un nuovo modo di essere musicisti.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Per quelli che ai concerti non andavano prima dell’epidemia secondo me non cambierà niente, ma per gli altri credo sarà come tornare a respirare! L’auspicio è che si torni presto al bisogno di musica dal vivo, e in questo senso l’esperienza di chi in questo periodo avrà imparato a comunicare col proprio pubblico potrebbe rivelarsi preziosa.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Da musicista, quello che mi spaventa è l’inflazione cui è sottoposto il nostro mestiere, l’immenso calderone nel quale non c’è differenza fra la competenza e l’apparenza, fra concretezza e sciatteria, fra professionisti e improvvisati… la sfida è quindi avere qualcosa da dire, con freschezza ed onestà intellettuale: in questo, paradossalmente, un giovane parte avvantaggiato, perché ha meno sovrastrutture cui rendere conto!
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Tornate ad ascoltare dal vivo la musica, come strumento di condivisione e di crescita; tornate a vivere la realtà sonora di un concerto, la sua fisicità, come qualcosa di prezioso perché frutto di un momento di per sé irripetibile e irriproducibile a comando, alla ricerca di quella tensione espressiva che likes e views non potranno mai replicare. Gli algoritmi dei social tendono a privilegiare le pagine e i profili con grande livello di engagement : cerchiamo di portare questa partecipazione, questo coinvolgimento nella vita artistica di tutti i giorni, e allora veramente potremo dire che questa esperienza ci avrà insegnato qualcosa!

© Cidim