INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Chiara Maria Scucces
Chiara Maria Scucces, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Ho attraversato una fase iniziale di paura, delusione per gli impegni musicali persi, di vuoto per la mancanza di una quotidianità fatta di sveglie all’alba e viaggi da Milano a Genova per andare a suonare in una orchestra che ormai sento come una vera famiglia, quella del Teatro Carlo Felice, dove lavoro da musicista “aggiunto” da qualche anno. Il nostro settore è stato davvero tra i primi a fermarsi, già intorno all’ultima settimana di febbraio, e il senso di incertezza - unitamente alle prime giornate di emergenza in cui non si percepiva ancora la grandezza del problema - ha fatto sì che io sperimentassi, per la prima volta, il significato di una vita senza obiettivi. Senza concerti in programma, senza audizioni da sostenere. Allora perché studiare? Mi sono dedicata alla cucina, soprattutto alle ricette della cucina siciliana della nonna, quelle che non avevo mai potuto sperimentare perchè il tempo è sempre troppo poco e non si ha mai la possibilità di abbandonarsi al ritmo lento che scorre nelle cucine delle città del sud. Ho curato le mie piante, letto quei libri che attendevano sugli scaffali della libreria da troppo tempo. Poi, piano piano, ho provato di nuovo quell’amore travolgente per il flauto. Quello dei primi anni, in cui ogni giorno si scoprono cose nuove e ci si meraviglia dinanzi alla perfezione e alla bellezza senza confini. Ho ripreso brani di repertorio che, dopo la mia scelta di suonare in orchestra, avevo abbandonato. Il primo è stato Sicilienne et Burlesque di Casella. Ho suonato tanto Bach e Händel, che utilizzo sempre per “ripulire” il suono, per ritrovare la chiarezza dell’articolazione e la trasparenza nel fraseggio. Negli ultimi giorni mi diverto a suonare i Concerti del periodo barocco, Leclair e C.P.E. Bach in particolare, con l’ottavino. Spesso suono anche sulle registrazioni di grandi flautisti, per lasciarmi ispirare dalle loro idee. È una pratica che, da ragazzina, ho appreso dal mio Maestro Salvatore Vella e che ancora oggi utilizzo nello studio di brani di repertorio.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
In questo senso mi sono dedicata, per lo più, all’attivita didattica. Con gli allievi che seguo a Milano ho pensato di sfruttare l’idea dell’esecuzione da remoto come vero strumento didattico. Insieme ci siamo posti il problema di come studiare in vista di una registrazione che, seppur casalinga, mette comunque l’esecutore di fronte a non poche difficoltà tecniche ed emotive. Successivamente abbiamo analizzato il risultato finale imparando a mettere in atto un ascolto critico e approfondito. Abbiamo toccato con mano quanto lavoro ci sia dietro a una registrazione, soprattutto quando lo spirito autocritico si affina e si cerca l’esecuzione perfetta. Oltre a ciò, ho contribuito a un progetto per la nascita di una nuova orchestra con finalità didattiche. Il tutto sta accadendo nel profondo sud della Sicilia, a Modica, in provincia di Ragusa, la città in cui sono cresciuta. Ho realizzato un piccolo video divulgativo sulla funzione e la gestione della sezione legni in orchestra. All’interno di questo progetto mi piacerebbe portare la mia esperienza degli anni trascorsi all’interno delle orchestre giovanili: l’orchestra dell’ Accademia Teatro alla Scala e l’Orchestra Giovanile Italiana. Ho un bellissimo ricordo della Scuola di Musica di Fiesole, in cui bambini e ragazzi fanno esperienza dello stare in orchestra già da molto piccoli. Mi piacerebbe che anche in Sicilia potesse nascere una realtà simile, dove purtroppo mancano tante opportunità di crescita per i giovani.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Voglio pensare che il mondo della musica dal vivo verrà completamente rinnovato. Mi piace pensare a un teatro pieno di giovani, quei giovani che - chiusi in casa per mesi - hanno provato l’ esigenza di ascoltare musica, leggere un libro, guardare un film. Il mio augurio è che possa essersi accesa la luce della curiosità e ci sia una sfrenata voglia di fruire dello spettacolo dal vivo anche al di fuori delle mura domestiche. Sarò sincera: ho tremato all’idea della realizzazione di una “Netflix della cultura” pensata dal Ministro Franceschini. Con tutti i problemi che il mondo dello spettacolo dal vivo ha affrontato negli anni e continua a vivere oggi, non c’è nulla di peggio che incentivare il pubblico a rimanere a casa a guardare uno spettacolo in TV. C’è bisogno, invece, di invitare il pubblico, soprattutto il nuovo pubblico, ai concerti per godere della bellezza sconfinata di un mondo magico quale può essere quello dell’opera o delle stagioni sinfoniche dei Teatri. Certo, l’avvento di internet (e dello streaming in particolare) è imprescindibile. Alcune realtà già da anni estendono la loro attività anche attraverso dirette streaming, permettendo alla platea di allargarsi virtualmente all’infinito. Ma pensare di trasferire tutto sulla rete è pericoloso e sminuisce il significato profondo dell’Arte.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Ho paura che durante questa emergenza sia iniziato un periodo davvero molto buio per i giovani musicisti. Soprattutto per i freelance, che molto spesso non godono di alcun diritto, alcuna garanzia. Con le stringenti misure da adottare nell’organizzazione degli spettacoli dal vivo a partire dal 15 giugno, moltissimi strumentisti “aggiunti” non saranno coinvolti per la necessità di utilizzare piccoli organici e sfruttare principalmente le risorse interne. C’è la sensazione di essere stati lasciati fuori, poiché gli ammortizzatori sociali pensati per noi dal Governo non basteranno a sanare quella brutta sensazione di sentirci fondamentali ma non pienamente riconosciuti. A tal proposito voglio segnalare l’iniziativa di Classica Futura, che ha lanciato una petizione per sostenere il mondo dei lavoratori precari in questa prospettiva di incertezza ( http://chng.it/sHrwqq7Z ). Può essere un primo passo per iniziare a chiedere, una volta per tutte, un minimo di stabilità all’interno del nostro settore, una normativa che tenga conto delle diversità e delle peculiarità del nostro lavoro e che sia adattata alle reali esigenze del settore.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Appena possibile, venite a trovarci in teatro! Tornate a ricreare insieme a noi quella magia che è possibile solo quando si è tutti insieme, all’unisono, e ci si sente parte di un “tutti” che è l’anima dello spettacolo dal vivo! Abbiamo bisogno della vostra presenza fisica, palpabile. Sappiamo che, al momento, prendere parte a un concerto può essere complicato: richiede tempo, pazienza, molta attenzione. Ma se ognuno di noi, nel suo piccolo, provasse a rimettersi in gioco, la grande macchina dello spettacolo potrebbe ripartire. Noi non vediamo l’ora.

© Cidim