INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Giulia Carlutti
Giulia Carlutti, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Questi mesi per me sono stati molto particolari: dopo un primo mese, in cui mi sono dedicata allo studio tra tecnica e repertorio, soprattutto per flauto solo, ma anche alla lettura, alla cucina e alle lezioni online per la scuola, ho dovuto poi affrontare il covid-19 attraverso l’esperienza vissuta in prima persona da mia madre. Il tempo, per me, si è quindi letteralmente fermato e anche la musica con lui purtroppo. Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio ma quello che ho vissuto non sarà facilmente dimenticato. Attualmente la creatività ha ripreso il sopravvento e oltre allo studio mi sto dedicando alla creazione di nuovi progetti cameristici che spero di condividere con voi al più presto.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ho partecipato a diversi progetti online con Milano Classica e la direttrice Beatrice Venezi; con alcuni colleghi dell’Orchestra dell’Ente Luglio musicale abbiamo registrato alcuni famosi estratti dal repertorio lirico e sinfonico creando dei video condivisi su Facebook e poi ho partecipato al progetto di Falaut che mi vede impegnata assieme ad altri 12 ottavinisti nell’esecuzione del Concerto in sol magg. di G. B. Pergolesi.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Non credo sia possibile immaginare un mondo in cui lo spettacolo dal vivo non esista più, penso che esisterà sempre la possibilità di fruire di quest’arte, come della recitazione, da vicino, dal vivo. Le emozioni dei musicisti esistono anche perché esiste un pubblico presente ad ascoltare: la musica dal vivo è un dare ma anche ricevere. Credo però che le piattaforme online possano però essere un valore aggiunto, per dare quindi la possibilità, anche a chi è lontano, di usufruire delle meraviglie della musica. L’hanno fatto, già da molto tempo, i Berliner Philharmoniker con la digital concert hall ad esempio e durante il lock down anche tanti altri teatri e orchestre sinfoniche hanno usufruito del digitale per la condivisione di concerti ed opere.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
La domanda è molto complicata perché, a mio parere, ci troviamo in un periodo storico particolarmente complicato. Tanti sono i dubbi e le incertezze, se si parla di futuro, e la pandemia ce li ha mostrati tutti. In questo periodo molti lavoratori dello spettacolo si sono esposti creando tavoli di lavoro, gruppi, movimenti, alcuni bene altri male organizzati, alcuni con idee concrete altri con solo la voglia di cambiare ma senza sapere da dove partire; tutto questo muoversi, discutere, incontrarsi però fa capire che il mondo dello spettacolo è vivo e vuole esistere, vuole esserci e vuole essere considerato. In Italia molte cose devono cambiare per sperare che le generazioni future si rendano consapevoli del valore incredibile di quest’arte e infine se ne appassionino e ne usufruiscano, frequentando teatri, auditorium e sale da concerti. Spero quindi che il futuro ci riservi un periodo proficuo e creativo in cui si possano rivedere tutte le problematiche relative al mondo della musica classica, così da rinascere ancora più forti.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Non fatevi intimidire da questo mondo così rigoroso e impostato, non gettate la spugna perché non conoscete Mahler o Shostakovic, non pensate che la musica classica sia noiosa senza essere andati mai ad un concerto, comprate un biglietto ed entrate in sala, lasciatevi trasportare, non bisogna “essere portati” per ascoltare! Riempitevi della bellezza di tutto quello che vi circonda in quel momento e basta, non serve altro. Un ulteriore consiglio: portate con voi i vostri bambini, la loro curiosità vi stupirà e molto probabilmente vi chiederanno poi di suonare uno strumento!

© Cidim