INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Gianni De Rosa
Gianni De Rosa, violista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale? 
In questo momento, malgrado lo stop forzato, si sta avvicinando un periodo di ripresa dei concerti. Sono violista di un trio d'archi, Il Furibondo String Trio, fondato con la violinista Liana Mosca e il violoncellista Marcello Scandelli. Sto studiando quindi le partiture di Beethoven, Schubert, ma anche di moderni come Roland-Manuel e contemporanei come Penderecki, recentemente scomparso. Già da agosto riprenderemo concerti dal vivo e progetti discografici. Rimanere a casa è stata l'occasione di uno studio approfondito sullo strumento. Ho ripreso al di là del repertorio cameristico, quello solistico per il mio strumento. Schumann, Brahms, Hindemith, Bartok. È stata un’opportunità per ripensare agli steccati culturali che separano, secondo me, in modo indebito, il mondo della cosiddetta "musica antica" di cui sarei -per convenzione professionale- un rappresentante e quello della musica praticata con strumenti moderni. Mondo a cui ugualmente appartengo per percorso di formazione, per aver lavorato come prima viola in orchestra e praticato anche la musica del '900 e delle avanguardie.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming? 
Le esecuzioni proposte sulle piattaforme dei social sono state quasi esclusivamente testimonianze di concerti dal vivo effettuati prima delle chiusure di festival e stagioni. Credo che siamo ancora molto lontani da aver individuato una modalità credibile per portare sul web esecuzioni di musica classica. Non riesco a immaginare una maniera digitale, che possa andare al di là della esclusiva promozione di attività che devono necessariamente prevedere la compresenza fisica di esecutori e ascoltatori. Alla pari quindi di trasmissioni televisive in diretta da sale o teatri.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato? 
L'esecuzione di musica dal vivo è insostituibile. Posti a sedere distanziati, pubblico necessariamente ridotto, sono variazioni irrilevanti rispetto alla situazione ottimale. Se davvero dovessi indicare cosa è cambiato in questo periodo è il desiderio e la necessità ancora più forte e vitale dei musicisti e degli artisti in generale di tornare a esibirsi. Comunicare per noi è come respirare. Per il resto delle persone spero che sia cresciuta la curiosità e la voglia di cercare ancora di più le occasioni per fruire della musica, del teatro, della danza. Di tutta l'arte. Forse si dovrebbe pensare che, parlo per la mia professione, non esiste solo la dimensione dell'intrattenimento, ma anche di una speculazione teorica e pratica ad altissimi livelli. Non si chiede di divertire a ricercatori di fisica, economia, ingegneria...
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia? 
Non so prevedere il futuro, ma ho qualche certezza. Il genere umano non può e non sa rinunciare all'espressione artistica. E per continuare a creare, eseguire e avere le occasioni per fruirne, dovranno esserci dei proporzionati finanziamenti economici. Non parlo di aiuti per emergenza. L'emergenza c'era anche prima del COVID. Parlo di un giusto riconoscimento da parte dei governi del valore di quello che facciamo. Sono ottimista e quindi non dico "se ci saranno...", ma mi chiedo: "come e quando di certo arriverà questo momento?". Vorrei sinceramente esprimere un'opinione "provocatoria" sul concetto di "nuove generazioni". La mia idea è che si tratti di un feticcio a cui è stato sacrificato da troppo tempo il il senso comune, le competenze e la cultura tutta. Si deve valorizzare il talento vero e non una fascia di età. Il talento, lo studio, la preparazione, il valore artistico, esulano dall'età anagrafica. Penso che si debbano sostenere persone in carne e ossa e non belle parole. Certo, rimane la questione di chi debba riconoscere questo talento e di quale tipo di preparazione debbano avere le persone da considerare veri responsabili delle politiche culturali...
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti? 
Vorrei rivolgermi non solo a chi segue da sempre i concerti, ma soprattutto a chi non si è mai avvicinato a questo mondo. Vorrei rivolgere un augurio di risvegliare la propria capacità di fantasticare, la propria curiosità e creatività. Così sarà possibile riconoscere facilmente la bellezza e scoprirla anche molto vicina a sé.

© Cidim