INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Paolo Ferraris
Paolo Ferraris, flautista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Sin dalla chiusura e dall’annullamento di tutte le attività artistiche, la gestione delle mie giornate è stata in continuo divenire. Inizialmente mi sono concentrato sullo studio della tecnica del mio strumento per far luce su dubbi e incertezze su cui di solito non si investe il tempo necessario. Ho cercato e cerco tutt’ora di ampliare il mio repertorio studiando nuovi brani, con particolare attenzione a quelli per flauto solo. Ascolto ancora più musica del solito e ho tempo di concentrarmi sull’analisi delle partiture sinfoniche e operistiche, passione che nutro da tempo. Al di fuori del campo musicale, con tutto questo tempo a disposizione ho riscoperto il grande privilegio della lettura e mi sono cimentato in nuove ricette culinarie.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ho partecipato ad alcuni progetti con colleghi e amici, sia in formazione orchestrale che in piccoli gruppi cameristici. Questa esigenza è nata dalla voglia di non perdere il legame tra di noi e di sentirci parte di un progetto, seppur a distanza. Ovviamente non è il modo di fare musica a cui tutti noi siamo abituati, ma credo che in questo periodo sia stato essenziale fare di necessità virtù. Ho molto apprezzato le numerose iniziative proposte da orchestre italiane ed estere, concepite per promuovere messaggi di speranza, coesione e contatto col pubblico distante. Coi miei colleghi dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza stiamo portando avanti un progetto di interviste fatte a noi orchestrali, per farci sentire vicini non solo con la musica ma anche con le parole.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo ci vorrà un po' di tempo prima di ritornare a fruire dei concerti e delle prestazioni artistiche dal vivo nelle modalità a cui siamo sempre stati abituati. Fortunatamente è molto vicina la riapertura dei teatri, cosa di cui sono molto felice, anche se con notevoli restrizioni nei numeri. Penso sia fondamentale ripartire, ma con la dovuta cautela nell’organizzazione degli eventi per tutelare la salute comune, e che si usino collaborazione e il famigerato “buon senso”. Mi auguro che il pubblico sia entusiasta quanto noi artisti di tornare a godere degli spettacoli che ci fanno tanto sognare perché sì, far musica da casa propria è un’alternativa, ma vogliamo mettere il fragore e l’emozione di un applauso che riecheggia in un teatro?
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Come nel Secondo Dopo Guerra ci fu una rinascita nel settore musicale, soprattutto se pensiamo all’opera lirica in Italia che ha vissuto una vera e propria età dell’oro, così mi auguro si possa assistere a uno scenario simile. Dopo un momento di grande difficoltà, credo si senta il bisogno di infondere speranza e fiducia nelle persone, aspetti che la musica ha sempre generato. Per fare ciò, bisogna che chi di dovere provveda a dare all’arte e alla cultura l’importanza che meritano, senza fare distinzioni tra le grandi realtà e quelle minori. Per noi giovani posso solo augurarmi che vi siano possibilità di lavoro e di realizzazione professionale, motivo per cui non dobbiamo demordere o farci prendere dallo sconforto di questo periodo delicato e continuare a studiare!
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Posso solo dire: speriamo di vederci il prima possibile!

© Cidim