INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Massimo Orlando
Massimo Orlando, flautista
1 – Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
L’insegnamento on-line riempie completamente la parte lavorativa della mia giornata, il giardinaggio ne rappresenta invece il principale sfogo condiviso con la mia famiglia. Questi mesi hanno stimolato nuove prospettive nella relazione che, ormai da 35 anni, intreccio con la didattica; non voglio dire che ho scoperto un “mondo migliore”, ma sicuramente alcune esperienze sono state come una rivelazione grazie alla quale si è arricchito il ventaglio delle modalità proponibili. Come tutti, accanto alle lezioni su piattaforme di videoconferenza (con le mille difficoltà legate a connessioni internet traballanti), ho fatto ricorso all’uso di registrazioni audio e video da commentare, a posteriori, insieme agli allievi stessi; questa prassi si è rivelata molto costruttiva per gli studenti i quali, dovendosi misurare con produzioni riascoltabili e non solo con esecuzioni volatili, hanno attivato e incrementato sorprendenti doti autocritiche, fondamentali per procedere nel loro percorso di crescita.
2 – Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
A parte alcuni piccoli progetti spensierati, ho partecipato con gran piacere alla realizzazione dei video promossi da CIDIM e da AFI insieme a un bel gruppo di flautisti italiani. Per il resto, ho dedicato tanto tempo all’editing e alla distribuzione dei video registrati dai miei studenti di Flauto e di Musica d’Insieme, Classica e Jazz, del Liceo Musicale “Tenca” di Milano.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
C’è un gran bisogno di recuperare la magia e il coinvolgimento che solo la musica dal vivo ci può trasmettere; mi auguro che possa tornare tutto come prima, con intensità rinnovata, ma non dobbiamo essere avventati e incauti. Credo che per molti giovani musicisti, in questo periodo difficile si siano aperti nuovi spiragli verso la scoperta di musiche e di musicisti; riconquisteremo, quindi, la fruizione che ci è più familiare, però mi piace pensare che lo sapremo fare con un bagaglio di conoscenze più ricco di prima.
4 – Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Prima di tutto dobbiamo preservare ciò che l’emergenza pandemica ci ha costretto a congelare; troppe attività produttive e didattiche rischiano di non riaprire i battenti ed è a loro, pertanto, che dobbiamo pensare. Mi riferisco alle realtà più deboli, a quelle che non hanno supporti consistenti o sponsor di alto rango, alle piccole orchestre, alle associazioni di promozione culturale, a studi di registrazione indipendenti e a scuole locali … tutte potenziali espressioni di un futuro lavorativo per i nostri giovani interpreti.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Ci ritroveremo presto, più vogliosi e affamati che mai! Non lasciate le sale vuote …
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