INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Roberto Maggio
Roberto Maggio, flautista, Direttore d’Orchestra e di Coro
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
In un primo momento ho avuto modo di osservare una pausa di riflessione, una occasione per resettare un po’ di cose, sotto ogni profilo. Successivamente tanta didattica a distanza con gli studenti del Conservatorio. Non è come la didattica in presenza, ma è stata la motivazione per non lasciarsi andare: gli studenti hanno infatti avuto modo di non mollare e soprattutto ha giocato positivamente il nuovo modo di suonare ed essere ripresi da una telecamera. Hanno dato tutti quel qualcosa in più, istintivamente e naturalmente. Mi rendo conto che soprattutto per loro è stato arduo confrontarsi con una nuova modalità di didattica, ma noi docenti dobbiamo sempre pensare di avere davanti delle persone, non pretendere ma comprendere le difficoltà e aiutare a tirar fuori il meglio di loro stessi. Per la mia attività è stato importante avere tempo libero per affrontare lo studio con calma, non solo esercizi di base di tecnica, sonorità, ma anche ripensare ad alcuni aspetti interpretativi del repertorio. Soprattutto musica antica: Bach, Telemann, Haendel. Istintivamente percepivo nuovi modi di suonare partiture ormai note, ad esempio la direzione delle frasi, l’espressività del carattere di ogni brano, gli andamenti, l’agogica. Ritengo sia un processo evolutivo naturale rivedere cose già fatte con chiavi di lettura diverse. Rientra nella formula dell’apprendimento permanente, il cosiddetto Life Long Learning, ma spesso non si ha il tempo neanche di pensare, cosi come siamo presi da impegni quotidiani. Invece col tempo di calma che abbiamo avuto tutto questo è stato più facile. Sono impegnato anche in altri aspetti musicali come la direzione di coro e d’orchestra: è stata l’occasione di ripensare anche a quei repertori, facendo ricerca di nuove composizioni e cosi programmare la ripresa.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Sinceramente non amo le esecuzioni in streaming. Lo studio e l’impegno di un musicista resterebbe mortificato se poi la resa sonora non risultasse idonea, disattenderebbe quella “qualità” a cui tendiamo. Sicuramente le produzioni media audio e video hanno il loro valore perché ci sono professionisti del suono che rendono naturale e fruibile i repertori eseguiti, e questo resta un’ottima opportunità di veicolare la musica e archiviarla. Ho visto molte esibizioni estemporanee sui canali social, non credo avessero una pretesa artistica ma hanno piuttosto segnato il momento difficile che stavamo vivendo. A me ha preso il sopravvento lo sconcerto per le tante vittime di cui si aveva notizia in quel periodo, e non ho sentito di seguire quel filone. Con questo non biasimo nessuno, ci mancherebbe, ho solo fatto una scelta diversa.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Io credo che all’inizio sarà ripensato in virtù del distanziamento e delle protezioni di sicurezza. Ma credo che ben presto si tornerà alla piena normalità. La storia ci insegna che le epidemie sono ricorrenti, ma poi passa e tutto si ristabilisce. Mi auguro solo che queste modalità che si osservano ora rimangano come atteggiamento rispettoso reciproco e per il bene comune. Faccio sempre l’esempio del popolo giapponese che amo. Sono stato una decina di volte, ho diversi amici giapponesi e lì si respira un senso civico che da noi molto spesso non c’è.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Credo in un boom di ripresa, in tutti i settori, e chiaramente anche nel settore artistico, dobbiamo crederci, è importante avere fiducia. Ai giovani suggerisco di riflettere sul momento storico che hanno vissuto, esso sarà un momento ricordato nel futuro. Loro l’hanno vissuto sulla loro pelle. Questo è un insegnamento: bisogna dedicare tempo alle cose importanti. Eravamo tutti in attesa della ripresa, e nel frattempo abbiamo studiato, ci siamo preparati in attesa della ripresa: abbiamo continuato a dedicare tempo alla Musica. Siate pronti e abbiate fiducia nelle vostre capacità, prima o poi il momento arriverà.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Una sola parola: rispetto. Il pubblico deve andare ai concerti come se andasse in chiesa a pregare, nel rispetto di chi si esibisce, sia egli famoso o sconosciuto. Il pubblico deve capire che una esibizione richiede tempo, per studiare, maturare, provare. Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, che nessuno può restituire. Anche per questo, pagare il biglietto, il giusto cachet per un artista, e soprattutto osservare il silenzio, è la dimostrazione di avere rispetto per quel tempo che l’artista ha tolto a ogni altro affetto per dedicarlo alla Musica. Ricercate la qualità e non la moda del momento. La bellezza dell’arte è davvero alimento per l’anima.

© Cidim