INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Julie Stewart-Lafin
Julie Stewart-Lafin, flautista - gia Primo flauto della Stuttgart Chamber Orchestra
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Passo il mio tempo ad insegnare, a realizzare corone per flauto e a prendermi cura della mia famiglia.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ancora, ma presto!
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Credo che alla fine del Covid apprezzeremo e sperimenteremo la musica dal vivo in un modo molto più intenso e rinvigorente. Mentre questa crisi ha accelerato lo sviluppo delle possibilità digitali di fare musica, penso che abbia anche portato all'attenzione la bellezza di ascoltare uno spettacolo in una sala da concerto, in chiese o in qualsiasi altro luogo. La verità della musica si intensifica solo se condivisa con gli altri!
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Ovviamente ci stiamo muovendo verso una maggiore digitalizzazione, il che è positivo per rendere la musica classica meno elitaria, ma penso che in generale la musica diventerà più un'attività comunitaria. Vedremo molti più musicisti che vanno nelle scuole, nelle case delle persone anziane, negli ospedali, ecc. Perché spesso è proprio in questi luoghi che la musica è più necessaria. Ora stiamo iniziando a vedere spettacoli più spontanei anche in pub, giardini e luoghi insoliti. L' esperienza della sala da concerto è vulnerabile, ma se il pubblico cerca nella propria vita un maggiore arricchimento interiore, anziché dare importanza a valori materiali, allora forse le orchestre sopravvivranno a questa era di incertezza.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
La musica ha due vie: energia e comunicazione ... senza un pubblico non ci sarebbe nessun concerto. Siete di vitale importanza per noi!

© Cidim