INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Matteo Franceschini

Matteo Franceschini compositore
1 - Come passa il suo tempo?
Il primo mese di quarantena è stato particolarmente difficile, non riuscivo a concentrarmi, scrivevo e leggevo con grande fatica. Una situazione d’incertezza costante e d’angoscia che, nel mio caso, lasciava poco spazio all’immaginazione, alla creatività e all’energia propositiva. Si parla spesso della solitudine del compositore. Certo, siamo soli nel compimento di una partitura, nell’atto puramente realizzativo. La concezione e formalizzazione di un’idea passa però attraverso una profonda necessità di comunicazione, una complessa e ricca rete di relazioni ed una percezione della nostra contemporaneità estremamente viva, attiva. Ho sempre considerato la creatività non solo come intuizione ma come sintesi vera della realtà che vive intorno a noi, degli oggetti, delle persone e delle sensazioni che stimolano la nostra percezione. Arte e società sono l’una dentro l’altra, viverle a 360°, filtrandone gli aspetti più positivi ma anche i più negativi è dunque più che mai necessario. È chiaro che in una situazione anomala ed inaspettata come questa l’inquietudine, la preoccupazione e l’incertezza sul futuro non aiutano assolutamente, anzi, limitano moltissimo il campo d’azione. Si tratta ovviamente di una considerazione personale legata al mio lavoro che non va assolutamente in antitesi con le decisioni prese a livello generale in materia di lockdown, più che mai giuste e necessarie. Da qualche settimana ho ripreso a lavorare con una certa costanza e la composizione procede piuttosto bene. Le giornate sono comunque sostanzialmente dedicate all’organizzazione familiare per dare ordine e strutturare al meglio la vita quotidiana. Passo molto tempo con i miei figli, fatto estremamente positivo. Più che mai in questi giorni, guardandoli, mia moglie ed io ci ripetiamo che tutto il resto viene dopo.
2 - Di cosa si sta occupando?
Sto lavorando su Requiem, un balletto per orchestra e live electronics commissionato dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento con la coreografia di Radhouane El Meddeb. Il progetto, che ha ricevuto anche il sostegno di “SIAE-Classici di oggi 2018-2019" dovrebbe andare in scena il 21 luglio al Festival Bolzano Danza. Sto ultimando inoltre la colonna sonora de Gli Indifferenti, un nuovo film di Leonardo Guerra Seràgnoli che riporta al cinema il romanzo di Alberto Moravia. Presto riprenderò il lavoro su Solo, il live set che purtroppo ho forzatamente interrotto a metà marzo e che doveva vedere la luce il 23 giugno. Da metà aprile è partita anche la prima sessione di workshop in modalità virtuale della Biennale College Musica nella quale sono coinvolto come tutor per la composizione.
3 - Cosa propone di vedere e ascoltare della sua musica?
Potrei proporre alcuni lavori recenti, soprattutto legati a “Tovel”, progetto nel quale sono coinvolto sia come compositore che come interprete. In questo senso posso citare Songbook, per quartetto rock, ensemble amplificato e live electronics, Tabulæ e The act of touch, performances costruite rispettivamente sulle opere Tabulæ e Abcdefg di Jacopo Mazzonelli, e Opus, performance musicale e visiva per quartetto d’archi amplificato, live electronics e dispositivo video/scenografico realizzata in collaborazione con 1024architecture.
4 - E della musica in genere?
Ascolto molta musica, di generi diversi. Trovo interessante toccare ambienti musicali vari, superando i limiti dello stile di scrittura, abbracciando linee e caratteri considerati anche antitetici. Consiglio quindi di ascoltare più musica possibile con umiltà e curiosità. “Umiltà" nel non sentirci i depositari di chissà quale profondità di pensiero o ricchezza filosofica solo perché spesso etichettati (a mio avviso erroneamente) come compositori “colti”, e "curiosità" nel confrontarsi costantemente con altre realtà, conoscere musica e musicisti, tecniche e pensieri.
5 - Qual è il colore della musica?
La musica non ha un colore specifico e allo stesso tempo li accoglie tutti. Le tonalità di colore sono infinite così come le voci, i linguaggi e le grammatiche.
6 - Infine, qual è la composizione che ha cambiato la sua vita?
Siamo tutti alla costante ricerca di esperienze d’ascolto (e non) che ci cambino la vita. Nel mio caso ce ne sono state molte, ognuna con una propria storia. Se devo sceglierne una, direi Jesus Christ Superstar, primo vero shock musicale. Avevo circa 6 anni, ascoltavo il vinile del 1970 in continuazione (ricordo la copertina vagamente psichedelica con l’insolita apertura "a busta”), cogliendone ogni volta un dettaglio nuovo. L’ascolto di Jesus Christ Superstar ha letteralmente acceso la mia curiosità musicale, mi ha invitato ad approcciarmi ad una fruizione più attenta. Con i mezzi percettivi e culturali che avevo a disposizione, avvertivo sempre di più l’equilibrio tra complessità di scrittura e direzione comunicativa, tra grammatiche musicali diverse e senso della tradizione. Da lì credo sia nato il mio amore per la dimensione narrativa della musica e per il teatro. www.matteofranceschini.com

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