INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti in tempo di coronavirus: Yan Qi
Yan Qi, flautista - Xinghai Conservatory Canton, Cina.
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Durante la fase iniziale del coronavirus, uscivo raramente di casa, svolgevo il mio lavoro online. Ogni giorno, con l’ausilio di internet, ho tenuto video lezioni ai miei studenti universitari e studenti della scuola media dello Xinghai Conservatory. Ho fatto lezione anche in streaming sia con allievi che con appassionati di flauto, raggiungendo contemporaneamente migliaia di utenti ogni volta. Era impensabile prima del COVID-19 che una sola persona potesse insegnare contemporaneamente a migliaia di persone, non avevo mai sperimentato questa tipo di insegnamento. Credo che in futuro questo modello educativo sarà implementato andando a colmare e compensare la mancanza di risorse educative. Ma non è tutt’oro quello che luccica! La comunicazione docente – alunno /alunno – docente è farraginosa. Essendo performer, l’impossibilità di “percepire” il feedback di ritorno dagli studenti, rende l’azione didattica davvero difficile. La mia speranza risiede in un futuro dove le nuove tecnologie possano sopperire a questi problemi di comunicazione tipici della banda larga.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Durante la quarantena, ho cercato di organizzare alcuni concerti online. Qualche tempo fa collaborando con un pianista americano su un programma chiamato "One World", abbiamo eseguito un brano per flauto e pianoforte. Lui ha registrato la parte del pianoforte in America e poi me l'ha inviata. Ho ascoltato la sua parte per completare la mia al flauto; un’operazione interessantissima. Nonostante l’evidente lontananza, abbiamo suonato insieme. A mio avviso ci sono delle difficoltà oggettive che ne inficiano il risultato. Prima di tutto, poiché non abbiamo registrato nello stesso luogo, è difficile raggiungere l’equilibrio e la coerenza dei nuclei sonori. In secondo luogo, durante la performance, seguivo una traccia audio, non c’era interazione e comunicazione musicale con l’artista, una cosa spiacevolissima! Spero che in futuro la tecnologia possa risolvere questo problema della mancanza di interazione a distanza.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Durante la quarantena, i musicisti di tutto il mondo hanno continuato a lavorare, hanno escogitato diverse idee e metodi per presentare in maniera eterogenea le proprie performance. Credo che queste nuove modalità non scompariranno dopo la fine dell’epidemia, ma andranno a implementare la “classica” maniera del far musica. Non credo che ciò influirà sulla presenza del pubblico nelle sale da concerto. La performance dal vivo è insostituibile in tutti i profili cognitivi e sensoriali dell’uomo!
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Il mondo sta cambiando velocemente, è ricco, colorato; ci sono molte tentazioni, molti successi e benefici istantanei di effimero valore e significato. Spero che i giovani musicisti sappiano aspettare le giuste opportunità per mostrare le loro capacità. Nel frattempo potranno concentrarsi nell’accumulare le conoscenze professionali ed avere una giusta preparazione professionale sia artistica, letteraria.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
La musica classica è un tesoro artistico tramandato di generazione in generazione dai nostri eccellenti musicisti e artisti nel corso di centinaia di anni: è la nostra cultura e anche la nostra storia. Quindi, spero che il pubblico possa entrare nella sala da concerto per continuare ad apprezzare, amare ed ereditare i nostri tesori culturali.

© Cidim