INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Cinzia Zucchi
Cinzia Zucchi, ottavinista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Mi trovo da due mesi in solitudine a Palermo, aspettavo di suonare “Coppelia” al Teatro Massimo! Il quadro di Edward Hopper “Morning Sun” è perfetto per descrivere i giorni trascorsi qui. Era da molto che desideravo del tempo per me e le circostanze, anche se infelici, mi hanno donato questa opportunità. La resilienza, mai come in questo momento, ha assunto per me un valore così significativo. Leggo, guardo film, faccio un po’ di attività fisica, cucino e aggiungo al tutto una buona dose di sano ozio. Il ritmo delle mie giornate è cambiato, in contrasto con la frenesia che accompagna la nostra epoca. Mi piacciono la tranquillità e il silenzio che riesce a regalarmi la notte. Sul piano musicale studio principalmente la tecnica, leggo il repertorio e mi diverto facendo qualche trascrizione; mi dedico molto all’ascolto di buona musica e seguo le dirette dell’International piccolo festival. Tra pochi giorni tornerò a casa mia, a Parma, ironia della sorte, Capitale Italiana della Cultura 2020. (Ma con mio grande piacere sarà prorogata al 2021).
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ho collaborato con i colleghi dell’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo prendendo parte alla realizzazione di alcuni video. Non ho proposto mie esecuzioni in streaming, prossimamente mi piacerebbe creare delle registrazioni video, ma per le riprese che ho in mente dovrò aspettare di avere a mia disposizione una buona acustica e i mezzi tecnici adeguati.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Da un punto di vista logistico, in un primo momento, verrà inevitabilmente ripensato, questo consentirà le condizioni atte a fornire un ambiente sicuro e tranquillo che permetterà di godere le bellezze della musica. Per quanto riguarda tutto ciò che comprende lo streaming, i concerti virtuali, i video musicali, ecc. sono tutti strumenti che è importante saper utilizzare al meglio ma non possono assolutamente sostituire lo spettacolo dal vivo e non possono rappresentare una soluzione definitiva. La musica vissuta in prima persona dà sensazioni uniche. Il rapporto che si viene a creare tra il pubblico e l’artista, quel sublime scambio di emozioni, ha sede nei teatri e nelle sale da concerto, posti meravigliosi la cui essenza risiede nel contatto umano che spero torni a rivivere al più presto.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. È nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Sono parole di Einstein, farle rivivere mi dà il coraggio di andare oltre. Mi auguro, quindi, che con una situazione di partenza già precaria, si riesca a trovare quella spinta necessaria, per costruire quel futuro rigoglioso che il nostro mestiere merita.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
La lontananza rende tutto più intenso, essere privati di qualcosa che amiamo ci ricorda di quanto siamo immensamente fortunati ad averlo, il ricongiungimento sarà spettacolare. Ho un grande desiderio di ritornare a vivere insieme a voi quelle emozioni che tanto ci mancano. La passione che ci lega trionferà, e perché no, magari riuscirà ad incuriosire e coinvolgere anche coloro che ad uno spettacolo o ad un concerto non ci sono mai stati.

© Cidim