INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti italiani in tempo di coronavirus: Andrea Timpanaro
Andrea Timpanaro, violinista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Passo la maggior parte del tempo pensando, scrivendo e curando piante. Sto approfittando di questo periodo per chiarirmi un po’ le idee, giocare a fare nuovi sogni sul futuro, anche sogni sciocchi che prima, con la frenesia dei concerti e dei viaggi – io lavoro in Italia, Germania e Inghilterra – non avevo il tempo di sognare. Studio anche argomenti che mi piacciono come il cinema e un po’ di storia antica. Per me, in realtà, qualsiasi cosa studi ha a che fare col piano musicale perché la musica è il mezzo, la lingua che utilizzo per comunicare con gli altri, e qualsiasi cosa trovi in giro, qualsiasi nozione che generi inspirazione o un’idea, prima o poi arricchirà i miei concerti.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Sì, ho proposto una esecuzione in streaming: ho voluto giocare a fare un video, un cortometraggio (lo potete trovare su Youtube: “Dove M* Siete – Andrea Timpanaro Short Film”) in cui ho sovrainciso una decina di tracce diverse per mettere insieme una piccola orchestra da camera, suonando flauti, viole, kazoo, rebab egiziano, pianoforte e… violino, che è il mio reale strumento.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Immagino che ci sarà chi fruirà la musica così come lo si faceva prima e chi invece verrà coinvolto in esperienze nuove, ripensate. E penso che per quanto potremo non essere d’accordo con l’una o l’altra possibilità, sarà bello: i concerti alla “vecchia” maniera hanno senza ombra di dubbio la loro ragion d’essere e sarebbe, a mio umilissimo giudizio, una sconfitta clamorosa perderli. Nuovi modi, nuove possibilità, nuove idee mi troveranno sempre eccitatissimo e voglioso di provare, e probabilmente troveranno tanto eccitato e voglioso di scoprire anche il pubblico. Perciò, secondo me, una volta che ripartiremo sarà un win-win. (Speriamo non stia peccando di ottimismo)
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Non lo so. Sono fiducioso che si tornerà a fare musica e che, noi musicisti, ci impegneremo per farla al meglio. Ci sarà bisogno di sostegno di certo, ma non mi sembra che l’Italia potesse vantare una gran bella situazione fino a prima di questo disastro. Dunque domani come ieri qualcuno da Roma dovrebbe tendere un orecchio, mettersi a tavolino per cercare di aiutare e sostenere il mondo dello spettacolo. Non guasterebbe se a sostenerlo si cimentassero anche privati. Dare è bello e poi il karma, San Pietro o chi per loro prende appunti e vi torna tutto. Ne guadagna il paese intero perché l’arte – e la musica è la regi… lo devo dire? Lo sappiamo già – l’arte, dicevo, nutre lo spirito, l’anima, chiamiamolo come preferiamo: l’arte ci dà idee, ci dà eccitazione, speranza, ci fa conoscere la sofferenza e ci fa esplorare la gioja; lì dentro c’è di tutto, un po’ come nei sogni, solo che sono dei sogni sognati da tante teste insieme, sono dei sogni immensi! Davvero vogliamo far finta che non sia una delle cose più belle per cui valga la pena di vivere?
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Noi non molliamo, voi?
www.celiaquartet.com

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