INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Gabriele Strata
Gabriele Strata, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Passo la maggior parte del mio tempo al pianoforte, leggendo e continuando i corsi online dell’università di Yale. Se c’è un aspetto di questa quarantena per il quale sono grato è la possibilità di passare tanto tempo con la famiglia, che da quando vivo negli Stati Uniti non è mai abbastanza. Sul piano musicale sto cercando di accumulare tanto repertorio nuovo, e preparandomi ottimisticamente per la prossima stagione. In particolare sto lavorando al concerto n.5 di Beethoven, che avrei dovuto portare questo novembre in tournée in Cina diretto dal maestro Paolo Olmi, che sarà rimandata al 2021.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Per il momento ho solamente proposto un concerto in streaming per i soci di una società di concerti di Bruxelles, MGConcerts, per la quale avrei dovuto tenere un recital in marzo. Non escludo la possibilità di concerti su piattaforme social, in quanto penso possa essere un buon modo di mantenere il contatto con il proprio pubblico e ritengo che sia importante sapersi adattare alla situazione attuale (che purtroppo non presenta molte alternative per i musicisti). Nonostante ciò, sono convinto che la musica dal vivo sia un’esperienza unica, non sostituibile con la tecnologia. La magia del concerto sta nel dialogo e nei silenzi condivisi con il pubblico, e ciò non può accadere che in teatro.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
La musica e l’arte in genere sono a mio avviso un atto d’amore e l’amore Sicuramente ci vorrà del tempo per tornare alla normalità, particolarmente nel mondo dello spettacolo e delle arti performative. Voglio essere ottimista e pensare che alla fine di tutto ciò, il pubblico tornerà nelle sale con le orecchie ed il cuore ancora più aperti di prima. Penso che se cambierà qualcosa al termine di questa emergenza, sarà la maggiore intensità con cui sia gli artisti che il pubblico vivranno la musica.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
È difficile prevedere le prospettive lavorative al termine della pandemia, quello che spero è che i concerti che sono stati cancellati vengano riproposti nelle prossime stagioni. Per quanto riguarda i giovani, spero che venga sempre dato loro lo spazio e le opportunità per esibirsi, per potersi confrontare con il pubblico e con loro stessi, in quanto penso che per un giovane artista non ci sia insegnante migliore del palcoscenico.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Spero che, nonostante tutto, i teatri tornino a riempirsi (con distanze di sicurezza, se necessario..), e che il pubblico sia ancora più numeroso di prima per condividere musica ed arte. Abbiamo bisogno di voi!
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