INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Francesco Loi
Francesco Loi, flautista - Primo flauto del Teatro Carlo Felice di Genova
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Cerco di approfittare di questo tempo per godermi al massimo la mia famiglia. Mia moglie attualmente insegna a scuola, per cui facendo lezioni online tutti i giorni, la mattina mi occupo principalmente dei figli. Nel restante del tempo, solitamente il pomeriggio, studio e cerco di rimanere preparato per quello che avverrà non appena la pandemia finirà, cerco di tenermi in forma per riprendere non appena si potrà, e poi faccio lezioni online ai ragazzi che frequentano il mio corso annuale a Genova.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho proposto delle mie esecuzioni in Streming, a parte qualche intervento per dei progetti di gruppo del mio Teatro, e un video che ho fatto sulla cadenza di Lucia di Lammermoor per due flauti, insieme a mia moglie, sempre per lo streaming del Teatro Carlo Felice. Per il resto non ho fatto cose da solista a parte questi progetti legati al Teatro o alla rivista Falaut.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Al termine dell'emergenza, per forza di cose, ancora per diversi mesi, sicuramente non sarà più come prima. Noi come Teatro Carlo Felice di Genova, stiamo cercando di tornare al più presto a suonare dal vivo, e a mandare le nostre esecuzioni nel nostro canale Streaming del Teatro. Ovviamente non è quello per cui noi facciamo musica, il nostro lavoro è quello di esibirci dal vivo, ma per i primi mesi esibirsi in Streming sarà molto importante, anche se credo che sarà una situazione transitoria. A Genova abbiamo la fortuna di avere già da tanti anni una struttura solida legata al Live Streaming. Siamo stati i primi in Italia ad avere una Tv di Opera, Sinfonica e Balletto in Streaming. E mi auguro che una volta finita questa pandemia si possa tornare alla normalità.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Per il futuro auspico che il nostro Governo, possa mettere mano al patrimonio più importante che ha Italia, la Cultura, e rendere finalmente onore a quello che noi Italiani abbiamo fatto in passato e per cui siamo famosi nel mondo. Mi auguro che ci siano degli interventi e che vengano aumentati i fondi alla cultura. Oltre alle grandi istituzioni che ricevono già la maggior parte dei fondi ci sono anche molte piccole realtà, le Associazioni musicali, che danno vita a quei circuiti “minori” che minori in realtà non sono perchè vi partecipano anche grandi artisti, spesso sono un primo percorso per i giovani per fare esperienza e dove possono lavorare, e che sono fondamentali per mantenere vivo l'interesse per la musica anche laddove le grandi istituzioni non arrivano. Ci dovrebbe essere un aiuto reale a chi è rimasto senza lavoro; chi non ha un lavoro stabile in questo momento non può esibirsi dal vivo e non riceve nessun sussudio. Si deve fare di più e si può fare di più. Il motore per far ripartire il nostro paese deve diventare la cultura.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Mi auguro che una volta finita l'emergenza, il pubblico continui a seguirci, che sia ancora vivo il desiderio di provare l'emozione della musica dal vivo, che può essere affiancata da quella in streming ma non sostituita. L'augurio è quello di ritrovarci di nuovo insieme, a Teatro e nelle sale da Concerto.


© Cidim