INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Andrea Dieci
Andrea Dieci, chitarrista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Trascorro le mie giornate studiando, leggendo, ascoltando molta musica e facendo lezione a distanza ai miei studenti del Conservatorio. Per quanto riguarda lo studio personale, sto approfittando di questa inaspettata disponibilità di tempo per dedicarmi alla preparazione del mio prossimo disco, che registrerò quest'estate, e per riscoprire e ristudiare alcune pagine importanti del repertorio, a cui sento il bisogno di tornare regolarmente e con cui non smetto mai di confrontarmi: tra queste, le Suites per liuto di Bach e gli Studi di Sor e di Villa-Lobos. Sto inoltre studiando un nuovo pezzo scritto per me da Ganesh Del Vescovo, che avrei dovuto eseguire in prima assoluta a maggio e che figurerà sicuramente nel programma dei miei prossimi concerti, non appena l'emergenza sanitaria sarà rientrata. Dedico una parte del mio tempo-studio alla tecnica, in particolare nei giorni in cui il malessere interiore derivante dalla drammatica situazione che stiamo vivendo mi impedisce di concentrarmi nello studio del repertorio.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Non ho proposto mie esecuzioni in diretta. Non sono contrario a questo tipo di esperienza e apprezzo la generosità dei musicisti che cercano di mantenere un rapporto col pubblico attraverso questa nuova modalità, ma devo dire che le poche dirette a cui ho assistito finora erano viziate da una qualità audio davvero poco soddisfacente. Non essendo attrezzato per una trasmissione del segnale audio di qualità adeguata, ho preferito condividere su YouTube e su Facebook alcuni video di mie esecuzioni dal vivo del passato. Recentemente ho aderito con entusiasmo a una bella iniziativa promossa da Seicorde e dal CIDIM e coordinata dall'amico Giulio Tampalini: la videoregistrazione "casalinga" da parte di venti chitarristi italiani dei celebri 20 Studi di Sor selezionati da Segovia, tappa obbligata nella formazione di ogni chitarrista, in segno di vicinanza ai giovani studenti e come stimolo in questo momento di smarrimento derivante dalla sospensione dell'attività didattica.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Inevitabilmente ciò che sta accadendo in questi mesi avrà ripercussioni sul modo di fruire la musica dal vivo, almeno per un certo periodo di tempo. Anche a emergenza conclusa, ci aspetta una fase di transizione con nuove regole, ed è difficile immaginare che a breve si potranno radunare centinaia di persone in uno spazio chiuso a distanza ravvicinata. Spero che si possa tornare alla normalità quanto prima. Lo streaming dei concerti non potrà mai sostituire l’intensità emotiva bidirezionale dell’esperienza “live”.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Impossibile prevederlo... Temo che la crisi economica in cui stimo entrando si rifletterà pesantemente sul settore musicale e i giovani musicisti, che spesso hanno lavori precari, sono i più vulnerabili in questa situazione. Spero nella vicinanza delle istituzioni, ma non c’è molto da illudersi in un paese in cui la cultura e la scuola sono tra i primi ambiti in cui si effettuano tagli quando la congiuntura economica è sfavorevole.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Spero che questo periodo di forzata privazione spinga gli amanti della musica, una volta terminata l'emergenza, a frequentare con rinnovato entusiasmo le sale da concerto per riassaporare l’intensità delle emozioni che solo la musica dal vivo sa suscitare.
www.andreadieci.it

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