INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Emma Arizza
Emma Arizza, violinista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Al momento sono chiusa da circa sei settimane nel mio appartamento a Londra con il mio ragazzo. Passiamo il tempo studiando, leggendo, cucinando nuove ricette e insegnando online. Sto ancora seguendo i corsi del Trinity Laban Conservatory dove attualmente studio, scrivendo saggi e componendo musica. Attualmente con i concerti cancellati, si approfitta per approfondire il repertorio e esplorare nuovi "skills" che possano dare interessanti stimoli creativi. Insomma, sono molto impegnata!
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Ho partecipato alla bellissima manifestazione organizzata dal violoncellista Riccardo Pes, un Festival chiamato "Andra tutto bene" e ho proposto 15 minuti di musica ad un numeroso pubblico online in diretta streaming. Mantengo le relazioni attive con amici e appassionati tramite social media, pubblicando video, idee, pensieri e suggerimenti. Ho svolto diverse collaborazioni a distanza con colleghi da tutto il mondo.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Dovrà essere ripensato nell'immediato futuro dal momento che andare a sentire concerti e musica dal vivo costituisce un ovvio rischio di assembramento. A mio avviso, la musica dovrà essere diffusa online, il più possibile con esibizioni live, quindi in diretta da sale da concerto vere e proprie. Sale da concerto vuote e pochi musicisti sul palcoscenico. Non è chiaramente la migliore delle opzioni, ma anche se non piace, penso che ci si possa abituare a tutto e bisogna fare i conti con la realtà. Si pensi che qualche anno fa non c'era nemmeno la possibilità di ascoltare musica in streaming come quasi tutti facciamo ora, o la possibilità di prenotare le vacanze on line o di ordinare il cibo a casa e... beh ci si è chiaramente abituati!
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Credo sarà difficile per noi giovani trovare opportunità lavorative come sempre accade durante e dopo le crisi economiche di una certa entità. I giovani saranno però anche il motore più importante per far ripartire l'attività musicale e non solo. Penso si dovrà investire molto di più sull'educazione alla Musica e alla Cultura, nelle scuole ad esempio. Ogni singolo artista dovrà attivamente dare il proprio contributo in questo senso.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
La voglia di andare ai concerti ci sarà ancora, ma dopo una simile pandemia globale dovremo aspettarci delle modalità diverse da quelle a cui siamo abituati. Dobbiamo impegnarci tutti affinché l'esperienza di ascoltare un concerto di musica dal vivo possa sempre costituire un prezioso e unico arricchimento nella vita di tutti. Come musicista, non vedo l'ora di poter tornare a regalare questa esperienza a più persone possibili, in totale sicurezza e libertà. Per noi, il pubblico è assolutamente fondamentale, e la sua presenza non sarà mai del tutto sostituita da uno schermo. Allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli, in primis noi musicisti, che dietro le modalità di diffusione di musica online ci sono possibilità con un potenziale altissimo che non possono essere considerate a priori dei tabù. All'estero queste modalità esistono già da tempo e vedo il pubblico più aperto a questo tipo di proposte. Quando sarà possibile esibirsi in sale da concerto piene, inviterò il pubblico a tornare con tanta energia e passione, per ridare speranza ai musicisti che ne avranno più che mai bisogno. Noi non vi deluderemo e, come diceva bene Leonard Bernstein: La nostra risposta alla violenza sarà fare musica più intensivamente, in modo più bello, più devoto che mai.
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