INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande ai musicisti in tempo di coronavirus: Emanuele Segre
Emanuele Segre, chitarrista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Sto trascorrendo la mia quarantena in casa, a Milano. Per fortuna la sto condividendo con i miei famigliari, compresi Leo ed Elizabeth, i miei figli, rientrati avventurosamente dall'Inghilterra, che essendo come me costretti entro le mura domestiche, mi sopportano con buonumore mentre studio sullo strumento e mi aiutano a pensare positivo. L’isolamento non mi pesa: noi che facciamo musica siamo abituati a passare tanto tempo da soli, a preparare programmi e concerti, e gli amici musicisti che sento al telefono mi confermano che stanno vivendo questa imprevista sciagura planetaria più o meno come la sto vivendo io. Sto anche seguendo gli sviluppi (recensioni, messe in onda su radio ecc.) del mio ultimo CD Italian Guitar Concertos, che ho registrato per la casa discografica americana Delos assieme all’Orchestra ‘I Pomeriggi Musicali’ diretta da Carlo Boccadoro, e che è stato pubblicato alla fine di gennaio.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
Credo che lo streaming rappresenti, in questo periodo, una modalità efficace per diffondere la musica colta. Una sera, assistito tecnicamente da Leo, mi sono divertito a realizzare un breve video dove tre Emanueli Segre suonano insieme un brano di Vivaldi e lo abbiamo condiviso sulla mia pagina Facebook. Poi, con molto piacere, insieme con 19 colleghi e amici chitarristi italiani ho contribuito, mediante registrazione in smartphone, alla realizzazione del progetto ‘20 chitarristi italiani per i 20 Studi di Fernando Sor’. Lo scopo del progetto è quello di restituire fiducia agli studenti che stanno vivendo con comprensibile sgomento la lunga chiusura dei Conservatori e delle Accademie di musica, in cui tanti maestri continuano con impegno e responsabilità a dispensare lezioni on line. È davvero un bel progetto corale, questo dei 20 Studi di Sor, promosso dalla rivista “Seicorde” in partnerschip con il CIDIM e coordinato dal collega Giulio Tampalini.
3 – Terminata l’emergenza COVID - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Sono certo che il ritorno a una certa 'normalità musicale' attraverserà diverse fasi. Per noi musicisti, così come per coloro che fanno teatro, la 'ripresa' di cui si sente ora insistentemente parlare sarà lenta e macchinosa. Quando finalmente riusciremo ad ascoltare e a farci ascoltare di nuovo dal vivo, vivremo tutti questa toccante esperienza con rinnovata coscienza ed emozione profonda. Ci renderemo allora conto di quanto sia preziosa la possibilità di ascoltare il suono dal vivo in un teatro fornito di un'acustica ideale.
4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Se vogliamo essere realisti circa gli esiti di questo sconvolgimento globale, dobbiamo ammettere che per l’economia di molte famiglie e per le prospettive professionali di molti giovani, il futuro che si presenta a breve-medio termine sarà piuttosto difficile. Del resto, in ambito musicale le carriere, come ben sappiamo, sono in ogni caso difficili. È vero che ogni grande crisi può essere un’occasione di crescita, aprendo spazi impensati per idee fresche e nuovi progetti. Voglio comunque sperare che la ripresa della vita musicale, quando ci sarà, avvenga nel segno di una rinnovata cura per il merito e per il livello qualitativo.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Prima o poi la pandemia si estinguerà, ma la musica mai. Non vedo l'ora di riabbracciare il pubblico: sia chiaro, con il mio suono dal vivo! E intanto, cerchiamo tutti di mantenerci il più possibile in buona salute. www.emanuelesegre.com

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