INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Marco Giannoni
Marco Giannoni, compositore
1 - Come passa il suo tempo?
Trascorro il mio tempo soprattutto scrivendo e studiando, leggendo libri e partiture accumulate e ancora non lette, guardando film mai visti, acoltando musica nuova e vecchia. Insomma, da curioso compulsivo, passo le giornate coltivando le idee.
2 - Di cosa si sta occupando?
In particolar modo sto approfittando di questo periodo per completare e consegnare nei tempi previsti - una volta tanto - alcuni lavori che mi sono stati commissionati negli ultimi due anni da musicisti ed editori. Il mio interesse è rivolto ora in particolar modo all'elaborazione di nuove forme di teatro musicale, all'esplorazione delle possibilità tecnico-espressive della voce e all'uso per così dire "esteso" del linguaggio e della fonetica in ambito musicale.
3 - Cosa propone di vedere e ascoltare della sua musica?
Forse "Et in Arcadia ego", se non altro per la qualità dell'incisione e dell'interpretazione affidata all'Orchestra da camera "Gli Arcadi" diretta da Massimo Munari.
4 - E della musica in genere?
Sarebbe scontato proporre qui i grandi nomi della musica classica, non sta certo a me raccomandare l'ascolto di Bach, Beethoven, Schumann... Ma da compositore sento invece l'obbligo etico e morale di raccomandare l'ascolto di tutto ciò che è nuovo, un ascolto possibilmente scevro da preconcetti e da tutti quei pregiudizi che ostacolano da sempre il percorso verso il nuovo, verso una sperimentazione efficace ed un sano confronto dialogico tra creatori e fruitori.
5 - Qual è il colore della musica?
È curioso sentirmi rivolgere questa domanda. Ho un rapporto conflittuale con i colori: ho quella che viene definita "mente sinestesica" e per me il suono è colore e viceversa. Percepisco il colore delle frequenza acustica, sento quindi suono e colore come inscindibili forme di lettura dello stesso fenomeno. E questa ingerenza cromatica, a cui mi è assolutamente impossibile sottrarmi, finisce per essere un intruso nell'atto compositivo, un ospite non gradito.

Infine, qual è la composizione che ha cambiato al sua vita?
La mia vita, artistica e non, è stata profondamente segnata dalla visione di Mstislav Rostropovic nel 1989 intento ad offrire Bach davanti al muro di Berlino appena caduto. Ero appena un adolescente ma quel messaggio mi arrivò chiaramente, sentii il senso di quell'epifania, il potere semplice e efficace dell'arte. E non potei piu sottrami ad esso.
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