INTERVISTE



#tempocalmo: 5 domande a musicisti italiani in tempo di coronavirus: Massimo Giuseppe Bianchi
Massimo Giuseppe Bianchi, pianista
1 - Come passa il suo tempo e di cosa si sta occupando sul piano musicale?
Il mio tempo è rivolto allo studio come prima. Nulla è cambiato nella mia quotidianità. La differenza è che purtroppo si studia senza una scadenza temporale definita, ma in fondo noi musicisti alle precarietà ci siamo abituati. Questo aspetto negativo è comunque bilanciato da uno positivo, la possibilità di mettere mano a repertorî che prima mancava il tempo di approfondire.
2 - Ha proposto sue esecuzioni in streaming?
No e non intendo farlo. Non guardo con favore ai ‘live' domestici. Una pillola una tantum può essere simpatica. Ma più si trasmettono concerti da casa più si rafforza l'idea, già molto diffusa in Italia, che il nostro non sia un vero lavoro.
3 – Terminata l’emergenza Covid - 19 a suo avviso il modo di fruire la musica dal vivo sarà lo stesso o ripensato?
Dapprima tutto sarà complicato. Ma nel momento in cui ci verranno restituite le nostre vite si tornerà gradualmente alla musica dal vivo. È un fatto naturale poichè non c’è streaming che possa non dico eguagliare, ma neppure avvicinare il piacere di questa esperienza e il suo vero significato che ritroviamo unicamente in sala da concerto. E questo vale per chi suona come per chi ascolta. 4 - Quale futuro lavorativo si prospetta per il settore e soprattutto i giovani interpreti dopo la pandemia?
Dapprima un futuro complicato, per giovani e meno giovani. Successivamente una ripresa a condizione che si ripensino certi meccanismi. Più che aiuti in denaro, sicuramente necessari nella fase acuta dell’emergenza, sul lungo periodo sarebbe fondamentale una semplificazione radicale degli adempimenti burocratici necessari all’organizzazione di un concerto e, contestualmente, una riduzione dei relativi costi. A giovarne sarebbero soprattutto le stagioni più piccole, che devono combattere con mille difficoltà per offrire un prodotto qualitativo. Esse rischiano di morire e sarebbe un impoverimento grande. “Tutto avviene in provincia” ricordava in un’intervista il compianto Claudio Abbado. La musica non è solo il Teatro alla Scala, il tempio prestigioso, ma quel tessuto diffuso di iniziative che portano con sè la valorizzazione dei territori, la crescita dell'economia, un turismo di qualità. L’Italia ha bisogno di questo.
5 – Vuole rivolgere un pensiero/appello al pubblico dei concerti?
Soltanto un grazie, poichè senza il pubblico noi non potremmo esistere.
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