INTERVISTE



Angela Hewitt e il Trasimeno Music Festival
Foto: by Jimmy Katz
La 16a edizione del Trasimeno Music Festival organizzato dall’omonima associazione e con la direzione artistica della pianista canadese Angela Hewitt si terrà dal 27 giugno al 4 luglio:  nell'occasione del lancio dell'iniziativa per il pubblico cerchiamo di approfondire con lei alcuni aspetti personali della sua carriera di musicista e organizzatrice.
Come si svolge la sua giornata di musicista? Quanto incidono lo studio e l'allenamento al pianoforte dopo tanti anni di carriera? Mi esercito ancora come una volta, tranne per il fatto che impiego molto del mio tempo viaggiando, e gestisco sotto tutti gli aspetti la mia vita (l'amministrazione del mio festival, 100 concerti all'anno, prenoto i miei voli, rispondo alle e-mail, e poi le interviste, il guardaroba, le tasse… e potrei andare avanti!). Più invecchi, più devi esercitarti con attenzione per imparare un pezzo, perché il cervello lavora in un modo diverso. È particolarmente importante capire come il cervello cambia con l'età. Le cose sono molto meno automatiche, quindi, ad esempio, il memorizzare deve essere un processo molto consapevole, non solo un riflesso. L'importante è non perdere tempo in fase di studio. Lavorare sempre direttamente su ciò che è più importante e urgente, essere sempre totalmente concentrati, lavorare sempre nei dettagli e non lasciare andare niente al caso. E' necessario studiare molto a mani separate e lentamente, specialmente nelle prime fasi dell'apprendimento di qualcosa, ma anche per mantenere buono il livello. Oltre a tutte le attività che ho già menzionato, mi occupo personalmente della gestione finanziaria e della casa (fare la spesa, cucinare, pulire, fare il bucato) e quindi sono costantemente impegnata, e non mi annoio mai. Ogni giorno è diverso ed è questione di conoscere le tue priorità in ogni momento. Sono anche una dattilografa molto veloce, il che aiuta davvero!
Come si concilia con l'organizzazione del festival? Semplicemente, lo faccio ed è un grande piacere per me, malgrado sia davvero estenuante. Ma il festival è stato ed è una delle migliori esperienze della mia esistenza. Svolgo la gran parte del lavoro di amministrazione mentre viaggio, lavorando sul mio laptop. Le persone sono sempre stupite quando ad una richiesta inviata all'indirizzo del festival rispondo io personalmente, dando anche consigli su viaggi, hotel, biglietti e molte altre cose. Il pubblico viene da tutto il mondo, quindi, durante i miei tour, sono sempre alla ricerca di persone che siano interessate a venire in Umbria per una settimana di splendida musica in un clima di amicizia. Il pubblico è diventato come una famiglia per me, è la mia rete di supporto durante i viaggi. Se non avessi il festival, la mia vita sarebbe molto più semplice, ma considerevolmente meno ricca dal punto di vista musicale e personale.  
Qual è la cifra dell'edizione di quest'anno? Diciamo che non c'è uno specifico filo conduttore, ma ho programmato una serie di concerti per proporre un'ampia varietà di repertorio e generi. Quest'anno sto completando la mia 'Odissea Bach' (dopo aver suonato le opere per tastiera di Bach in giro per il mondo negli ultimi 4 anni), quindi propongo sia l'Arte della fuga che le Variazioni Goldberg. Abbiamo due concerti dedicati a Beethoven per il 250° anniversario della nascita (uno dei quali con Orchestra e Coro de "La Verdi" di Milano e il direttore britannico Jane Glover), ma anche Schubert con Ian Bostridge, musica contemporanea con il Quartetto Sacconi, giovani musicisti che proporranno musica francese per due pianoforti, il sensazionale pianista jazz finlandese Iiro Rantala e Salman Rushdie in arrivo per un'intervista. Ogni concerto riflette un determinato interesse che ho e che voglio condividere con il mio pubblico.   
Chi è Bach per lei? Che ruolo ha avuto nella sua formazione artistica? Che Bach intende proporre al pubblico, ovvero quale è secondo lei il messaggio del compositore al pubblico di oggi? E quello di Beethoven a 250 anni dalla nascita?   Bach, per me, c'è stato fin dall'inizio, poiché mio padre era un organista e un meraviglioso interprete delle sue opere. I miei genitori mi hanno insegnato il modo corretto di suonare la sua musica sin dal principio, cosa per cui sarò sempre grata ad entrambi: l'attenzione al fraseggio, all'articolazione, alla distinzione delle voci e al ritmo della danza. Non c'è mai stato un momento in cui non suonassi Bach, anche al violino, al flauto dolce o cantando e ballando con la sua musica. Le sue opere costituiscono la base di tutta la tecnica tastieristica ed è immensamente importante studiarlo per sviluppare la propria musicalità e l'indipendenza delle dita. Il suo messaggio è totalmente universale e senza tempo, non invecchia. Penso che ciò sia in gran parte dovuto alla gioia (ispirata dalla sua fede) che emerge dalla sua musica, anche attraverso i ritmi di danza della sua epoca. La musica di Bach è di conforto alle persone in un modo molto speciale, e apparentemente più di quella di qualsiasi altro compositore. Anche Beethoven ha molte di queste qualità (ovviamente è cresciuto studiando la musica di Bach), ed è stato un meraviglioso essere umano, capace di esprimere i pensieri più alti e nobili con la sua musica, dall'eroismo alla tragedia, passando per tutto ciò che sta in mezzo alle due cose. Ritengo che insieme a Bach sia forse il compositore più difficile da suonare davvero bene, perché più approfondisci la sua musica, più diventa esigente. Ma ne vale la pena!  
Come è cambiato il pubblico attraverso l'esperienza del festival da 15 anni a questa parte? Beh, ci sono alcune persone (un gentilissimo signore giapponese, per esempio) che sono venute ogni anno, ad ogni festival a partire dal primo nel 2005! Certamente il pubblico è cresciuto, e proviene da molti più Paesi rispetto ai primi anni (non solo Canada, Regno Unito, Germania, Svizzera, Giappone, ma anche Australia, Sudafrica, Singapore, Finlandia, Austria... ). Vorrei che ci fossero più italiani, ma prenotano sempre all'ultimo momento e purtroppo i posti sono limitati! Offriamo prezzi speciali per i residenti delle città e dei paesi in cui ci esibiamo e sono sempre estremamente felice di vedere la gente locale partecipare, ma vorrei che fosse una percentuale maggiore del pubblico. Penso che i concerti che abbiamo organizzato siano davvero unici, qualcosa di nuovo ed eccitante, e facciano conoscere ed apprezzare maggiormente anche ad un pubblico locale alcuni luoghi fantastici che forse non sono poi tanto noti (come San Pietro a Perugia e il Teatro degli Illuminati a Città' di Castello).  
L'intreccio con danza e letteratura è d'obbligo per sollecitare il pubblico: in quantità o in qualità? Direi che, nel mio caso, non è assolutamente un 'must' o un dovere! Non faccio mai niente per quel motivo. È solo perché, come ho detto sopra, presento cose che mi interessano personalmente e che voglio condividere con il mio pubblico. Non credo sia bello per questo tipo di festival proporre solo musica in astratto. La combinazione con la danza è fantastica (io stessa ho praticato danza classica dai 3 ai 23 anni), e penso che sarà davvero una novità per il pubblico assistere ad una “Courante” di Bach non solo suonata, ma anche danzata con i passi del tempo. E ogni anno abbiamo uno scrittore o un attore o un regista teatrale (Ian McEwan, Julian Barnes, Sir Richard Eyre per citarne alcuni) perché anche il mio pubblico è interessato a sentire queste personalità parlare della propria vita e del proprio lavoro. E sono tanto fortunata da avere alcuni di loro tra i miei amici più cari, quindi perché no? Sarà emozionante quest'anno ascoltare le parole di Salman Rushdie a Perugia (e sua nipote suonare il piano nel concerto del 3 luglio a Magione).

Roma, 6 febbraio 2020
di Anna Rita Pappalardo