INTERVISTE



Intervista Luca Lombardi / Roberto Fabbriciani: music for flute / dialogo a 2 / nel segno del soffio
È nota, in Luca Lombardi, la consuetudine a definire una collaborazione creativa con gli interpreti delle sue composizioni, tanto più se questa si snoda nel tempo e si consolida in un sodalizio, come quello con Roberto Fabbriciani, che si propone come una pietra miliare nella musica, sua e del nostro tempo. È il caso della silloge raccolta in questo CD Luca Lombardi / Roberto Fabbriciani: music for flute, dove il compositore e l'interprete si confrontano in un percorso che pare presentarli in modo speculare e simmetrico. Così accade in questa breve botta e risposta, che altro non vuol essere che un invito all'ascolto, spregiudicato e puro. Lasciamo la descrizione della lista di ascolti alle note di Jürgen Thym redatte per il libretto del CD KAIROS e allegate in calce all'intervista.

Quando vi siete incontrati nel 1980, come è nato il vostro sodalizio? Cenni di storia per pillole di memoria...

Luca Lombardi (LL): Il nostro incontro si perde nella notte dei tempi... ma è bello, e un grande privilegio, che siamo ancora in contatto e lavoriamo insieme.
Roberto Fabbriciani (RF): Luca Lombardi ha scritto per me il primo brano Bagattella nel 1983, ma la nostra conoscenza risale a prima. Il nostro sodalizio si corona con la mia interpretazione del ruolo di Ariel nell’opera Prospero, in scena presso lo Staatstheater di Nürnberg nel 2006.
Cosa rappresenta la selezione che proponete dato che attraversa un percorso compositivo lung0 il sentiero delicato di uno strumento solo e a fiato come il flauto? Una predilezione? Un segno?
LL: Indubbiamente, il suono del flauto, con il suo soffio vitale, attraversa praticamente tutto il mio percorso compositivo. Punto di snodo è stata senza dubbio l'Opera Prospero, in cui il flauto è l'alter ego strumentale di Ariel (rappresentato vocalmente da quattro voci femminili). Credo che il primo brano per flauto (non compreso in questa silloge) sia un pezzo che scrissi da ragazzo per mia sorella Giovanna, che suonava il flauto dolce.
RF: Una produzione di brani ricca ed intensa dedicati al flauto; iniziata negli anni sessanta e continuata fino ad oggi sempre in continua evoluzione. I colori del suono del flauto sono ricercati ed espressi con eleganza e raffinatezza. Luca Lombardi ha trovato nel flauto uno strumento eletto per esprimere idee e sentimenti come nel personaggio di Ariel in Prospero.
Qual è il valore aggiunto che la musica per flauto di LL offre a questo strumento? Qual è uno dei punti di partenza che Vi spinge a esplorare le potenzialità tecniche e sonore dello strumento? Tanto dal punto di vista del compositore che dell'interprete.
LL: Beh, non sta a me dire se ci sia un 'valore aggiunto'... Come sappiamo, il flauto ha qualcosa di primordiale: mediante il soffio in un tubo con qualche buco l'interprete crea dal nulla un organismo musicale nuovo. Uso appositamente la parola "organismo", perché il soffio del flauto rimanda al soffio vitale, all'origine della vita, e della creazione in genere. Et fiat sonus! In questo senso, il flauto ha qualcosa di demiurgico, ma anche di spirituale. Scrivere per flauto porta a riflettere, forse più che con qualsiasi altro strumento, sul mistero della vita e della creazione, non solo musicale. Il resto sono questioni tecniche che mi interessano relativamente. Come anche per tutte le altre mie composizioni, anche quando scrivo per flauto, cerco di scrivere una musica che, pur calata nella contemporaneità, non sia fine a se stessa; che utilizzi le nuove acquisizioni tecniche (e nel Novecento ce ne sono state tante, grazie anche a interpreti come Roberto Fabbriciani), ma che non sia autoreferenziale; che si rivolga a un pubblico colto e interessato al nuovo, ma non necessariamente specialistico.
RF: Una espressività rara mai fine a sè stessa tesa a sottolineare le potenzialità espressive e sonore dello strumento, ad esaltare la musica. L’interprete è stimolato ad approfondire le potenzialità dello strumento.
Cosa volete suggerire all'ascoltatore: più memoria e meno effusioni? Più effetti speciali o più una visione estetica?
LL: Suggerisco di ascoltare senza pregiudizi, con curiosità, con orecchie e mente aperte... RF: Suggerisco sempre un ascolto attento, teso all’estetica dell’opera, evitando l’ascolto banale della dimensione limitata agli effetti. 5 – Come invitereste il pubblico ad avvicinarsi all'ascolto di questo CD? LL: Ogni brano è nato in un momento diverso, e in un contesto diverso. Può essere utile, a questo proposito, leggere le note di programma, che danno informazioni utili, a partire dalla data di composizione. Anche se, per un ascoltatore non digiuno di musica (anche dei giorni nostri), è sufficiente ascoltare senza preconcetti, con libertà e curiosità - come dicevo già nelle precedenti risposte.
RF: Lasciandosi guidare dalla percezione, la musica semplicemente oltrepassa le parole e consegna sempre il significato dell’opera.
di Caterina Santi


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